06/06/2026
“Quando piangono gli onnivori?”
È la domanda che mi ha accompagnata tornando a casa ieri sera.
Ci sono spettacoli che intrattengono.
E poi ci sono spettacoli che ti attraversano.
Ieri sera ho assistito a Il Riflusso di e per un’ora e mezza una sola persona sul palco è riuscita a fare qualcosa di raro: trasformare numeri, statistiche e abitudini quotidiane in vite reali, emozioni reali, domande reali.
Attraverso testimonianze raccolte da chi nei mattatoi ha lavorato davvero, Teodora accompagna il pubblico dentro una realtà che troppo spesso rimane nascosta. Non lo fa con rabbia. Non lo fa per accusare. Lo fa attraverso il linguaggio più potente che abbiamo: l’umanità.
E quando l’umanità arriva, non importa quale sia il nostro punto di partenza. Ci troviamo tutti davanti alla stessa domanda.
Per questo credo che Il Riflusso debba continuare a viaggiare.
Associazioni culturali, teatri, circoli, festival, spazi indipendenti: portate questo spettacolo nelle vostre città. Aprite le vostre porte a questa narrazione. Perché il cambiamento passa anche da qui: dalla capacità di ascoltare una storia e riconoscersi nel dolore di qualcun altro.
Alla fine della serata siamo usciti con gli occhi lucidi e il cuore pieno di pensieri.
E un’amica, mi ha fatto una domanda che continua a risuonarmi dentro:
“Quando piangono gli onnivori?”
Non come provocazione.
Perché noi, che questa realtà la conosciamo già, che sappiamo cosa accade dietro le porte dei mattatoi, continuiamo a commuoverci ogni volta che qualcuno riesce a riportarci davanti a quel dolore.
E allora mi chiedo: quando arriva quel momento per chi ancora non ha fatto la nostra scelta?
Forse quando riesce, anche solo per un istante, a sentire che quella vita avrebbe voluto continuare a vivere.
Grazie Teodora, per il coraggio, la ricerca e la presenza che hai portato sul palco.
Questo spettacolo merita di essere visto. Ovunque.
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