25/11/2021
Gioco, sport e formazione integrale dei giovani
3° Principio educativo: favorire la capacità di prendere decisioni
La vita umana è costituita da un insieme incessante di prese di decisioni, per fortuna non tutte della stessa importanza. Anche nell’ambito sportivo il ragazzo che fa parte della nostra squadra deve avere opportunità per poter crescere nella capacità di scelta e di prendere decisioni.
All’inizio della nostra vita dipendiamo completamente dagli altri e conseguentemente è quasi assente la nostra capacità di scelta e di prendere decisioni; poi poco a poco accrescendo la nostra autonomia proporzionalmente questa caratteristica prettamente umana di scegliere per decidere va aumentando gradualmente. Avere la capacità di raccogliere ed organizzare la quantità di informazioni che scorre intorno a noi, avere la capacità d’analisi, operare nei confronti delle diverse vicissitudini della vita, è un aspetto che ci caratterizza in quanto adulti.
Cosa succede negli sport di squadra con il pallone? Una serie di elementi ci consentono di definire che cosa è la prestazione del giocatore durante il gioco. Sottolineamo due punti essenziali:
1. Il ridotto numero di interventi diretti sulla palla (che per il calcio è in media di 45 – 50 per partita e per giocatore);
2. Il tempo ridotto del possesso palla ( che sempre nel calcio è stato calcolato nella misura che oscilla tra 90 e 120 secondi per giocatore e per partita, con una durata media dell’azione sulla palla che non supera i due secondi).
Se un solo giocatore-tocca e gestisce la palla soltanto per un massimo di due minuti, cosa fa per tutto il resto del tempo? La sua partecipazione al gioco si basa principalmente su osservare / percepire le informazioni per successivamente, in un piccolo intervallo di tempo, prendere una decisione in relazione o no con la palla, trasformando il tutto in un atto motorio. Da qui l’importanza del lavoro cognitivo del giocatore, perché è da questi che dipende in gran parte la sua partecipazione efficace al gioco.
Trasferendo questa riflessione teorica alla realtà pratica del campo, in quanto educatori dobbiamo:
1.Insegnare a discriminare gli stimoli: quanto più il giovane giocatore conosce le basi fondamentali del gioco, tanto più con maggiore rapidità e precisione riuscirà a fissare la sua attenzione sugli elementi più importanti del gioco stesso;
2. Stimolare la velocità mentale della presa della decisione: le soluzioni che dovranno trovare in risposta ad una diversità di proposte, di situazioni ed esperienze doteranno i nostri ragazzi di una ampia base di dati che arricchiranno la loro memoria. E’ fondamentale che il feedback generato da questo processo (percezione – analisi – decisione – azione - memorizzazione del risultato) permetta al giovane giocatore di incrementare la rapidità delle sue decisioni, al punto tale da anticipare il gioco e prevedere l’azione susseguente.
3. Fare in modo che sia realmente il giovane giocatore il vero protagonista attivo dello sviluppo del gioco: in quanto educatori, il nostro compito fondamentale è di pianificare delle situazioni problema perché i giovani le possano affrontare e risolvere. Durante il gioco il vero protagonista deve essere lui e non noi altri, è lui che deve imparare a risolvere le diverse situazioni e per questo deve imparare a decidere, anche se questo presuppone anche il poter commettere errori.
Saper decidere, quindi, rappresenta la parte finale del processo decisionale. Saper decidere presuppone:
- sapersi informare;
- sapere chiedere aiuto ,
- - sapere osservare;
- - sapere scoprire alternative;
- - saper prevedere alcune conseguenze di ogni alternativa;
- - saper mettere in relazione alternative ed obiettivi;
- - avere iniziativa; etc.
Pertanto, attraverso il lavoro e le relazioni umane che sono specifiche di ogni contesto squadra, si dovranno stabilire e conseguire obiettivi che siano in stretta relazione con lo sviluppo della competenza decisionale.
Ne possono essere un esempio:
- sapersi proporre obiettivi;
- saper scegliere tenendo conto degli obiettivi che ci si è proposti;
- sapersi autovalutare rispetto agli stessi obiettivi