Le Vie del Gusto

Le Vie del Gusto Cucina bio, veg e per intolleranze alimentari. Pranzi, cene e catering anche a domicilio. Corsi di cucina naturale, alimentazione e notizie.

Cucina a domicilio, catering, corsi di cucina naturale e per intolleranti anche in lingua inglese. Piatti e ricette della tradizione contadina italiana, vegetariana e vegan.

11/07/2025

Le mucche ci sono anche in Cina, in India sono sacre, eppure il formaggio esiste solo in Europa. Ancora una volta è colpa degli antichi Romani i quali lo chiamavano "caseus" per permettere agli anglosassoni d'oggi di chiamarlo "cheese" e ai tedeschi di chiamarlo "Käse" e agli spagnoli "queso". Noi e i francesi lo chiamiamo in modo diverso perché ne prendiamo la parola dalla forma che assumeva nell'antichità per essere venduto, il famoso "formaticum" per cui dire oggi una forma di formaggio è un'esagerata ridondanza, ma siccome
"repetita iuvant", il ripetere fa bene alla salute e alla mente, i francesi e gli italiani possono vantare la massima diversificazione di questo cibo fondamentale, anche se gli olandesi che lo chiamano "kaas" lo hanno dipinto più d'ogni altro popolo.

Tratto dal libro di Philippe Daverio “Arte in tavola”

Nella foto: Clara Peeters, Natura morta con formaggi, ca****fo e ciliegie, 1625 circa

03/04/2024

Riproponiamo come ogni anno la storia e la ricetta dei
CARCIOFI ALLA MATTICELLA Piatto dell'antica tradizione popolare Velletrana.
Dalla stampa locale ho recuperato questa interessante ricerca:
Di “Carciofi alla matticella” nella Città di Velletri si parla da qualche centinaio di anni.
Se ne trovano tracce in alcuni scritti dei Gesuiti che governarono la città al tempo dello Stato della Chiesa, come pure nei racconti dei nonni, tramandati di generazione in generazione.
In tempi lontani, quando i lavori nel vigneto venivano eseguiti interamente con le braccia, il contadino escogitava soluzioni ingegnose per ridurre la fatica; una di queste consisteva nel piantare alla fine dei filari delle viti (le “capocciate”) delle piante di carciofi, che non amano terreni particolarmente lavorati e consentono di non zappare la “capocciata”. Durante la potatura delle viti, il vigneto si riempiva di potatori e di “opere” (braccianti): i potatori tagliavano i sermenti (tralci di vite) e le “opere” li raccoglievano legandoli in fascetti (matticelle) che sarebbero serviti per la cottura del pane, per il fuoco della cucina e del forno; quelli di troppo venivano bruciati in grossi falò, la cui cenere, sparsa tra le viti, sarebbe stata un ottimo fertilizzante.
Secondo una LEGGENDA POPOLARE, Assuntina, la bella figlia di un fattore, non si accorse, mentre sorrideva contenta tra le braccia dell’amato Gliopordo, che il canestro con i carciofi, che doveva cucinare per la colazione degli operai, lasciato nei pressi di un “capanniolo” (antico sistema per reggere le viti) aveva preso fuoco, lasciando cadere nella brace i carciofi che, ormai, mostravano le foglie irrimediabilmente bruciacchiate. Per non incorrere nelle ire paterne, pensò di rimediare al disastro infilando nel cuore del ca****fo, un po’ di aglio fresco che prese “dal petto del filone” (al centro dei filari di vite, da sempre coltivati con spezie ed ortaggi diversi), staccò qualche rametto di mentuccia selvatica dal “temmerone” (terrapieno/rialzo di terreno), aggiunse una buona dose di olio di oliva, franto qualche settimana prima, e li risistemò nella brace del falò.
Quando arrivarono il padre e gli operai per mangiare, li accolse con entusiasmo dicendo che quel giorno aveva preparato la colazione come un atto d’amore in omaggio alla “vite” ed ai “carciofi” che, da sempre, crescevano in simbiosi nel vigneto. Il padre della giovane, che sembrava burbero, ma in fondo aveva un cuore d’oro, accettò quell’atto d’amore ed ammise che era giusto: così come le persone festeggiavano un amore, anche la vigna che provvedeva al loro nutrimento, doveva essere festeggiata degnamente. Corse nel tinello e spillò dalla botte migliore, una “cannata” (brocca tipica) di vino fresco e beverino che quando passava nella gola era un piacere e, dato che i piaceri vanno goduti, bicchiere dopo bicchiere, quel giorno finì tra risate, brindisi e fu festa per tutti… Il fattore stabilì e giurò che da quel giorno, il più bel filone d’uva sarebbe stato destinato a produrre vino per quell’occasione e che ogni anno la “primavera” avrebbe visto celebrato il matrimonio dei “carciofi” con la “matticella”.
Leggenda? Forse! Di fatto la “ca****folata” resta la scampagnata più bella, dove per magia sbocciano nuovi amori e i vignaioli se la ridono di chi afferma che con i carciofi il vino proprio non và d’accordo. “Chi nù ce crede che ‘o venga a provà”: per tradizione, ogni ca****fo s’accompagna ad un bicchiere di vino.
LA RICETTA
Nelle normali ricette si indicano le quantità o le dosi per persona, in questo caso è preferibile non farlo, poiché di “carciofi alla matticella” se ne possono mangiare a gradimento, per cui diremo che :

Si prendono delle belle “mammole romanesche”, si asporta quasi completamente il gambo e si battono leggermente su un piano di marmo per allentarne i petali. Si riempiono con foglie di aglio fresco, foglioline di “mentuccia selvatica”, un pizzicone di sale, quindi si irrora con un abbondante dose di olio extravergine di oliva di frantoio. I carciofi, così preparati , vanno infilati con cura, per ¾ del loro volume, nelle braci ardenti, ottenute “esclusivamente” dalle fascine di tralci secchi della vite (sermenti). La cottura che, a seconda della grandezza dei carciofi, richiede intorno alle due ore, deve essere ben controllata, spostando la posizione dei carciofi, almeno un paio di volte nella brace ben accesa, sorvegliando che non si cuociano troppo, pena una eccessiva secchezza e sapore di fieno bruciato; oppure troppo poco, pena un sapore erbaceo poco invitante. Assolutamente proibito cuocere i “carciofi alla matticella” in un camino o in un luogo chiuso, poiché la brace ha bisogno di ventilazione naturale e contribuisce a conferire a questa pietanza il suo tipico aroma.
Note: Alcuni buongustai giurano che il gusto e la morbidezza della cottura cambiano a seconda della qualità della vite da cui provengono i “sermenti”, così come la cottura effettuata in luogo chiuso renderà le foglie dei carciofi “ammanzerite”, cioè secche e dure, come dicevano i nostri nonni.
E’ un punto d’orgoglio per ogni vignaiolo veliterno preparare, durante la vendemmia, il vino per la “ca****folata” e, anche se l’Enogastronomia ufficiale asserisce che i carciofi male si sposano con il vino, a Velletri i produttori di vino hanno sviluppato negli anni una notevole capacità di creare vini che si esaltano proprio con l’alta presenza di ferro del ca****fo, ottenendo abbinamenti strepitosi, di cui essere fieri anche in campo internazionale.
L’olio che si usa per la preparazione dei “carciofi alla matticella” deve essere rigorosamente di frantoio e dell’ultima raccolta, ricco di profumi vegetali, sapidità e morbidezze; cocendo sulle braci deve sviluppare profumi “paradisiaci”. Sarà bravura di chi cuoce i carciofi lasciare che una parte dell’olio rimanga prigioniero delle sue foglie per permettere al commensale, quando lo gusterà, di appoggiarlo sopra una fetta di pane casereccio e, foglia dopo foglia, lasciare che l’olio scenda sulla fetta di pane, mescolando il suo colore verde a quello del ca****fo. Arrivati al “culetto”, ossia al cuore del ca****fo, il fortunato degustatore dovrà stringerlo sul pane ed assaporare questa armonia di odori e di sapori. Più che una festa è un rituale quasi sacro che ai primi segni di primavera tutti cominciano a desiderare di ripetere. Un'esperienza legata ad una antica tradizione che racchiude tutta la cultura contadina di queste parti.

Scegli consapevolmente
08/02/2024

Scegli consapevolmente

21/04/2023

A grande richiesta ri pubblichiamo la ricetta della bevanda frizzante ai fiori di Sambuco. Ci è stata fornita da Laura Raduta (che ringraziamo di cuore) che l'ha ereditata dalla nonna. In Romania il Sambuco è molto diffuso e il suo uso è comune sia dei fiori che delle bacche. Abbiamo sperimentato questa semplice ricetta e il risultato ci ha veramente sorpreso....fateci sapere le vostre impressioni!!!
ingredienti per fare una bibita frizzante leggermente alcoolica mooolto buona

10 fiori di sambuco
una noce di lievito di birra
1 limone tagliato a fette e spremuto bene
un bicchiere vino bianco
10 l acqua
1 kg zucchero

lasciate fermentare per 3-4 giorni mescolando ogni giorno per sciogliere lo zucchero....

21/03/2023

Apocalypse Wine, un progetto extrascolastico ideato per partecipare a un concorso, non piace a qualcuno. E scompare da Youtube.

31/01/2023
Il Tar del Lazio boccia il ricorso di decine di produttori (tra i quali big come Barilla, De Cecco, Rummo, La Molisana) ...
28/01/2023

Il Tar del Lazio boccia il ricorso di decine di produttori (tra i quali big come Barilla, De Cecco, Rummo, La Molisana) che chiedevano di togliere l’indicazione di origine del grano sulle confezioni. Ecco la lista con l’origine del grano dei marchi venduti nei supermercati

Il Tar del Lazio boccia il ricorso di decine di produttori (tra i quali big come Barilla, De Cecco, Rummo, La Molisana) che chiedevano di togliere l'indicazione di origine del grano sulle confezioni. Ecco la lista con l'origine del grano dei marchi venduti nei supermercati

25/01/2023

La nostra indagine al supermercato per scoprire se il rosso cocciniglia E120 è ancora presente negli aperitivi

22/11/2022
20/11/2022

Il tonno in scatola è un alimento salutare, che conserva tutte le sue proprietà, se è di qualità. Ma devi stare attento ad alcune cose ed è sempre bene leggere le etichette prima di acquistarlo! Tonno in scatola: attenzione all’etichetta! I migliori da acquistare al supermercato Il tonno è u...

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