06/11/2023
Si fa presto a dire Barolo…
Degustaggio di quattro Baroli con un piatto in accompagnamento
Al centro di questa nuova chiamata collettiva per martedì 7 novembre c’è Sua Maestà il Barolo. Sono almeno tre le ragioni per cui questo vino è considerato il più celebre dei grandi rossi italiani. Vediamole insieme.
La prima affonda nella sua lunga storia, racchiusa dalla fortunata espressione “vino dei re, re dei vini”. Il Barolo nel corso degli ultimi due secoli è stato naturalmente molto di più che il vino di casa Savoia e chi ne volesse in regalo un breve, ma avvincente, excursus storico può leggersi la nota in fondo.[1]
La seconda ragione si deve a una dote rara, che pochissimi altri vini possono vantare: il fatto cioè di migliorare invecchiando. Con il passare degli anni di affinamento, tanto in botte quanto in bottiglia, il nebbiolo, infatti, è un vitigno che evolve e si nobilita, guadagnando in complessità e allo stesso tempo in bevibilità.
Terza e ultima ragione riguarda l’incredibile varietà gustativa dei Baroli, che è legata a doppio filo a quella del suo territorio di produzione. Il Barolo è un vino squisitamente dal carattere molteplice. Gli undici paesi di produzione, infatti, siedono su terreni collinari che sono molto diversi tra loro, in coincidenza di ere geologiche di formazione differenti. Il nebbiolo di Barolo, più equilibrato ed elegante, non è lo stesso di Monforte, di Serralunga d’Alba o di Castiglione Falletto, dove i vini sono più potenti e strutturati, ma si differenzia anche da quello di La Morra e Verduno, celebri per la loro finezza e un carattere più fruttato e speziato. Per valorizzare queste differenze dal 2009 il Consorzio di Tutela ha introdotto ben 181 menzioni geografiche aggiuntive, le famigerate MGA[2]. Per i loro sostenitori si tratta di una zonazione che mette il Barolo al passo con le più famose Appellations dei cugini d’Oltralpe, come fossero una sorta di traduzione concettuale dei crus francesi; per i suoi detrattori si tratta invece di un’operazione che risponde a logiche prevalentemente commerciali, che stanno facendo da volano all’aumento del prezzo di questo illustre vino. Prova ne sarebbe il loro numero spropositato, che avrebbe puntato a non scontentare nessuno, o la superficie un po’ troppo estesa e stiracchiata di alcune menzioni particolarmente famose.
Noi di Escobrillo, come ben sapete, siamo fedelissimi discepoli di San Tommaso Apostolo: per credere, dobbiamo degustare. E ci piace farlo in compagnia: ai giudizi dei critici e alle classifiche delle guide preferiamo da sempre i gusti dei nostri avventori/avventrici più affezionati. Il tavolo di degustaggio che vogliamo imbandire con voi questa volta è dunque proprio sulle MGA, avendo la fortuna di poter contare su alcune grandi interpretazioni che i nostri amici produttori langaroli ne fanno.
Siete tutti invitati martedì 7 novembre all’Enoteca Escobrillo dove assaggeremo:
· Barolo Bussia 2017 – Pecchenino (Monforte d’Alba)
· Barolo Arborina 2018 – Nadia Curto (La Morra)
· Barolo Cerretta 2018 – Schiavenza (Serralunga d’Alba)
· Barolo Riva Rocca 2019 – Alario (Verduno)
Il degustaggio avrà il costo di €30 a persona e si disporrà su due turni: 19:30 e 21:30.
Il piatto d'accompagnamento è facoltativo e viene a parte €10.
Vi chiediamo di confermare la vostra presenza con il numero di invitati e il turno preferito a [email protected].
I posti sono limitati.
Prosit!
🍷 Enoteca Escobrillo
📍 via Giovanni Pacini 27, 20131 Milano (MI)
📞 02 45494476
💌 [email protected]
[1] Nato come vino reale, si narra che una botte (sigh…) del vino dei Marchesi Falletti di Barolo fosse presente tutti i giorni a corte del Re Carlo Alberto di Savoia, passa poi sulle tavole risorgimentali a partire da quella di Camillo Benso Conte di Cavour, che ne disciplinò la produzione e lo volle come vino per festeggiare l’Unità d’Italia. Nel Corso del Novecento il Barolo diventa vino partigiano e di resistenza politica con le indimenticabili figure di produttori partigiani e antifascisti come Arnaldo Rivera e Bartolo Mascarello (come non ricordare la sua resistenza “eno-politica” dell’etichetta “No barrique, No Berlusconi”) e ancora vino letterario (Da Fenoglio a Bocca sono tanti gli intellettuali che hanno immortalato le Langhe e il Barolo), vino rivoluzionario in coincidenza della diatriba tra tradizionalisti e modernisti (i cosiddetti Barolo Boys) e da ultimo, arrivando così nostri giorni, Primo Ambasciatore di un territorio che dal 2014 è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
[2] Vi sarà sicuramente capitato di leggere in etichetta nomi abbastanza oscuri come Cannubi, Bussia, Gabutti, Monvigliero, Francia, Rocche dell’Annunziata, Bricco Boschis, Vigna Rionda e così via, solo per citarne alcune tra le più celebri.