08/11/2025
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TROPPE COSE NON SI SANNO
Un italiano su due non conosce e non sa cosa significhi olio evo. E non nel senso dell’acronimo. Ma nelle sue peculiarità e caratteristiche.
Tanti non apprezzano l’amaro e il piccante definendo un olio “troppo forte” quando invece sono due attributi positivi.
Tanti non conoscono l’importanza della filtratura a fine trasformazione. La quasi totalità non conosce il lavoro che c’è dentro una bottiglia di olio evo di qualità. Troppi pensano che l’olio evo sia qualcosa di generico e che uno valga l’altro.
Insomma, potrei andare avanti ancora per molto indicando le diverse lacune sull’olio evo.
Questo è per dire che si devono formare le persone fin dalle scuole dell’infanzia. Un paese che ha il 42% delle cultivar mondiali certificate non può tralasciare un prodotto simile. Se ne deve occupare, educando alla qualità, insegnandola anche ai bambini più piccoli. Prima sotto forma di gioco, e poi, crescendo, in modo più tecnico. La scuola è una delle chiavi per creare un futuro per l’olio evo. Per poter arrivare ad avere, per sempre e in modo sempre più abbondante, foto come quelle qui sotto. Foto fatte in frantoio durante la trasformazione in uno dei momenti più esaltanti ed emozionanti per chi produce olio evo.
L’educazione alla qualità dell’olio evo crea lavoro e futuro, genera nuove passioni e garantisce continuità, oltre a formare conoscenza e consapevolezza.
Tutto questo porterà, un giorno, a non dire più che troppe persone non ne sanno.