17/07/2019
"A Saranda ci sono appartamenti che raggiungono i 550 euro a notte, cosa che è fantastica per il turismo perché testimonia crescita e sviluppo. Ma come possono questi appartamenti non avere obblighi fiscali?" Dichiarazioni del premier che lasciano perplessi, non certo per la giusta ragione dei dovuti versamenti fiscali, quanto per tutto quello che sta poco sotto. 550 euro a notte per Saranda credo siano una "ladrata" non una fantastica testimonianza di crescita e sviluppo. Non mi risulta che ci siano strutture di tal lusso ed eccellenze di servizi da giustificare questi prezzi. Pare che poco importi, l'importante è che versino le tasse. Dichiarazioni che al contempo portano un altro sconcerto in quanto gli esempi di onestà e correttezza devono essere dati dall’alto per poter essere seguiti dal basso. Occorrerebbe fare una panoramica generale per quelle che sono le falle continuamente ignorate in questo settore. Una panoramica non data dalle riprese di droni che volano filmando mezze realtà, ma da una presa di coscienza responsabile delle necessità. Credo che queste "Aquile" volino un po' troppo in alto tanto da non osservare i particolari. Non si sta al tavolino controllando il gettito fiscale ma ci si adopera per interventi e riforme strutturali che urgono già da troppo tempo al settore per raggiungere quegli standard di qualità e affidabilità consolidando così, attraverso la fidelizzazione, il cliente e, conseguentemente, l'afflusso turistico. Occorre lungimiranza e senso di responsabilità nell'interesse del vostro Paese che vede nel turismo uno dei pilastri di sostentamento economico. Si sono sperperati milioni di euro di fondi sovvenzionando tizio e caio per la costruzione di alberghi che vedono occupate sì e no due camere l'anno. Non era meglio forse dotare le scuole di attrezzature moderne nei laboratori? Non era forse meglio premiare i meriti dei docenti e la qualità dell’insegnamento? Potevate chiamare quegli albanesi che sono emigrati all’estero e che hanno accumulato esperienze specifiche e competenze nel settore, contribuendo poi come Stato a retribuzioni particolari, premi, e quant’altro. Con questa operazione si sarebbero avuti nel giro di pochi anni addetti al settore preparati e un corpo docente all’altezza. Si parla di una specie di anarchia sociale, ognuno fa quel che gli pare, quel che più gli conviene. Ma questa anarchia è diffusa a tutti i livelli. Vogliamo parlare degli organi di controllo che attraverso ispezioni e sopralluoghi verificano inadempienze e poi si trovano a mangiare insieme ai proprietari di quelle strutture ristorative che dovrebbero essere multate? Funzionari che si riempiono la pancia e un po’ le tasche. Vogliamo parlare delle competenze sulla sicurezza alimentare di chi opera nella ristorazione? Oppure vogliamo parlare della distribuzione idrica, degli impianti fognari, della rete elettrica che mette a disposizione lo Stato? dell’efficienza dei servizi di trasporto pubblici? Meglio invece non parlare delle condizioni di lavoro in cui si trovano camerieri, cuochi, personale di servizio, perché sono scandalose. Ma Lei stesso ha detto che investire in Albania conviene perché non ci sono i sindacati. In sostanza un messaggio che afferma che lo sfruttamento del lavoro è legale. Pensa veramente che sparando cifre iperboliche di affitti, accoglienza alberghiera, servizi, si possa ingannare dando un immagine di eccellenza? Allora il predicozzo lascia il tempo che trova, egregio presidente, e questo spirito di correttezza che tralascia tutto e mira all’incasso, appare come un dito dietro al quale si nasconde un oggi dove si arraffa e un domani di cui non importa nulla a nessuno. Gli albanesi continuano a dormire il sonno dell’orgoglio nazionale all’ombra della propria bandiera, ( facendo il gioco del potere) senza rendersi conto che sono i comportamenti della società, cioè i propri, dei singoli, e soprattutto di chi governa, che danno dignità ed onore alle effigi di una nazione.
550 euro per una notte a Saranda, ma i contributi al fisco non vengono versati. La denuncia di Edi Rama contro un meccanismo che sta provocando milioni di danni all'economia albanese