07/11/2025
𝗚𝗥𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗨𝗥𝗢, 𝗦𝗜𝗖𝗢𝗟𝗢: 𝗣𝗨𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗗𝗔𝗡𝗡𝗘𝗚𝗚𝗜𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗜𝗠𝗔 𝗟𝗔 𝗖𝗨𝗡. 𝗖𝗲𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗼𝗰𝗰𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘂 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗱𝗱𝗶𝗼, +𝟳,𝟯𝟮% 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁, 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹'𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼, 𝗶𝗹 𝟰𝟱,𝟮% 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼.
Da quando il ministro Lollobrigida ha annunciato l’istituzione definitiva della CUN Commissione Unica Nazionale sul prezzo del grano a gennaio 2026, Italmopa (associazione che rappresenta la parte industriale della filiera del grano) non si è più presentata alle riunioni dell’organismo. “𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐞”, 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚 𝐆𝐞𝐧𝐧𝐚𝐫𝐨 𝐒𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨, 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐈𝐀 𝐀𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢. “𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐞𝐠𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐟𝐥𝐮𝐭𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢, 𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐦𝐮𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐭𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐦𝐢𝐨𝐩𝐞 𝐩𝐨𝐢𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨”.
La situazione del mercato del grano duro, infatti, continua a essere drammatica per i cerealicoltori. Le Borse Merci di Bari e di Foggia, nelle ultime due sedute della Commissione cereali, hanno quotato il grano duro fino a 286-292 euro alla tonnellata e il buono mercantile attorno ai 280 euro, ben al di sotto dei costi di produzione che ISMEA ha valutato in 318 euro alla tonnellata.
𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗦𝗧𝗔 𝗘̀ 𝗩𝗘𝗥𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗠𝗔𝗗𝗘 𝗜𝗡 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗬? Nei primi 7 mesi del 2025, secondo il più recente report di Anacer (Associazione Nazionale Cerealisti), le importazioni di grano duro dall’estero sono cresciute del 7,32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Italia è arrivata dagli altri paesi una montagna di grano duro: 1.665.000 tonnellate. Attualmente, il 54,8% del grano duro utilizzato in Italia è prodotto dai cerealicoltori italiani; la parte restante è importata dall’estero.
“Noi non contestiamo la legittimità di importare una parte del grano duro che occorre all’industria della pasta”, afferma Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata, “ma di questo passo, con la produzione italiana in perdita, se ogni tentativo di riportare equità lungo la filiera viene sabotato per avvantaggiare solo la parte industriale, tra pochi anni il grano importato costituirà la quota maggioritaria, la dipendenza dall’estero aumenterà e il nostro Paese perderà redditività e posti di lavoro. In uno scenario simile, sempre più prossimo ad avverarsi, si potrà ancora definire la pasta prodotta con chissà quali grani come realmente italiana? Un tempo Foggia era il granaio d’Italia”, aggiunge Miano, “ma in queste condizioni scegliere di continuare a coltivare grano diventa quasi proibitivo, tanto che le superfici si stanno riducendo di anno in anno”.
𝗨𝗡 𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗠𝗢𝗡𝗜𝗢 𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗢. “Nell’area metropolitana di Bari e nella BAT”, aggiunge Giuseppe De Noia, presidente di CIA Levante Bari-Bat, “la coltura del grano duro è importantissima, è legata a tradizione e innovazione, alimenta una filiera di aziende cerealicole che hanno sempre prodotto qualità, reddito, lavoro. C’è una civiltà e una cultura del grano che da noi sono millenarie. La mancata redditività degli ultimi anni sta mettendo a grave rischio tutto questo patrimonio ed è inaccettabile”.
𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗔. Lo scorso 1° ottobre, CIA Puglia si è attivata per denunciare all’Istituto per il Controllo della qualità e la repressione delle Frodi (ICQRF) del Ministero dell’Agricoltura le pratiche sleali che stanno determinando l’abbassamento del prezzo del grano italiano al produttore al di sotto dei costi di produzione rilevati da ISMEA. Dal 2022, mentre il prezzo al produttore del grano duro italiano è diminuito del 44%, il prezzo della pasta è aumentato in media del 23% con punte più alte e quello del pane di oltre il 30%. CIA Agricoltori Italiani ha lottato a lungo per l’attivazione del registro telematico e la piena attuazione delle misure di Granaio Italia, ha promosso una petizione nazionale che ha raccolto circa 100mila firme a sostegno di azioni che tutelino i cerealicoltori italiani e i consumatori. In Puglia, hanno aderito a quella campagna 50 “comuni del grano” che rappresentano 1.440.000 cittadini.
“𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐟𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐢𝐦𝐦𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚”, 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐞 𝐒𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨, “𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝟏𝟎𝟎% 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨. 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐚𝐧𝐞. 𝐈𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚, 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐥𝐥𝐢𝐚, 𝐮𝐧 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞”.