05/11/2023
I GRANI CHE RENDONO LIBERI (E SOSTENIBILI)
Diciamolo, i grani antichi sono grandi amici dell’ambiente: non hanno bisogno di diserbanti (sono alti e tolgono il sole alle piante infestanti) e nemmeno di pesticidi.
L’altezza, soprattutto nelle prime fasi di crescita li mette al riparo dagli schizzi dell’acqua piovana che portano le spore delle muffe del terreno fin sulla spiga. Quindi niente antimicotici, ma nemmeno antiparassitari: non ne hanno bisogno.
Il risultato è che per un agricoltore è sufficiente seminare i propri semi che derivano dal raccolto precedente, ed aspettare.
Non serve più entrare in campo con il trattore fino alla mietitura (quanto gasolio risparmiato!).
Vogliamo parlare di acqua? I grani antichi non hanno mai bisogno di acqua. Avendo un apparato radicale molto più sviluppato se la vanno a cercare più in profondità rispetto ai grani moderni.
Tutta questa libertà dell’agricoltore è mal vista e avversata dalle multinazionali delle sementi, dei pesticidi e dei fertilizzanti, che poi spesso sono le stesse grandi multinazionali dell’agro-food business.
Questi giganti finanziari vogliono vedere gli agricoltori dipendere dalle loro sementi, dai loro fertilizzanti e dai loro pesticidi. E anche dal loro know-how sulle sementi vendute.
Abbiamo capito benissimo che parlando di grano (e in generale di cibo), gridare ai quattro venti “tutto è uguale”, come fanno alcuni divulgatori scientifici, fa molto comodo alle multinazionali dei pesticidi e del food. Io faccio analisi (certificate) sui grani moderni e continuo a trovare contaminazioni che non mi spiego: pur entro i limiti di legge trovo, su grani dichiarati italiani, Clopirifos, un pesticida (piuttosto pericoloso) bloccato in Europa dal gennaio 2020, mentre non trovo pesticidi nei grani antichi coltivati (sempre) in biologico.
Tocco quindi con mano che NON È TUTTO UGUALE. Ci sono grani molto migliori di altri, e dobbiamo ringraziare la grande passione che spinge alcuni agricoltori a coltivarli, con tutte le difficoltà che derivano dal rifiutare le multinazionali e -di conseguenza- anche la grande distribuzione, obbligandoli a vendere direttamente a noi acquirenti, chilogrammo per chilogrammo, il loro splendido (e salutare) grano.
Questo post quindi vuole essere soprattutto un ENORME GRAZIE a chi come Andrea (Azienda Agricola Casa Vecchia, in foto insieme a me durante la mietitura), come Francesco (Azienda agricola Valbindola), come Andrea (Podere Santa Croce) o come tantissimi altri in Italia, hanno intrapreso questa sfida difficile, ma amica della nostra salute e di quella del nostro malconcio pianeta.
Da un post di Enzo Spisni, professore associato e dirige il Laboratorio di Fisiologia Traslazionale e Nutrizione del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali dell' Università di Bologna.
Non vi fate manipolare dal marketing dei giganti che cercano di denigrare i grani antichi.
Per quanto rifguarda il discorso micotossine, i cereali possono essere contaminati da micotossine durante la coltivazione, l’essiccazione e lo stoccaggio.
Il progetto MICOCER relativo al triennio 2005-2007 del CRA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria – CREA) ha evidenziato come le regioni meridionali (ovvero dove maggiormente vengono coltivati i grani) risultano meno esposte al rischio di contaminazione da micotossine, probabilmente per effetto delle condizioni ambientali favorevoli e del basso contenuto di umidità del grano raccolto.
Per cui, non il rischio che il pericolo micotossine aumenti per via dell' allettamento.
Fermo restando che le micotossine sono sostanze naturali da sempre presenti nei cereali e la “contaminazione zero” non esiste (a meno che non crescano in ambiente sterile. Non esiste neppure nei grani moderni che oltretutto, per via della bassa taglia, sono più esposti agli attacchi fungini.
In realtà, diciamolo chiaramente, il problema delle micotossine si pone soprattutto nella conservazione e nel trasporto in Silos, come avviene per il grano proveniente dal Canada (grazie all’accordo CETA) dove oltretutto si usa il glifosate in pre raccolta… quindi questo diserbante ce lo ritroviamo sicuramente nel piatto.
La coltivazione ed il consumo di grani antichi è sicuramente un vantaggio sia per la nostra salute, sia per quella del pianeta.
Per quanto riguarda la differenza in termini di salute, numerose sono le pubblicazioni scientifiche.
Ad esempio, i grani antichi hanno proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie per la presenza di polifenoli [1].
SP
[1] Truzzi, F., Dinelli, G., Spisni, E., Simonetti, E., Trebbi, G., Bosi, S., & Marotti, I. (2020). Phenolic acids of modern and ancient grains: Effect on in vitro cell model. Journal of the science of food and agriculture, 100(11), 4075–4082. https://doi.org/10.1002/jsfa.9796