Il Riccio senza Glutine nasce per ricordare a tutti, grandi e piccoli, che si può vivere serenamente la celiachia insieme ad amici e famigliari, indistintamente che essi siano o meno celiaci. Che oggi, più di ieri, si possono trovare prodotti gustosi e piacevoli da condividere in un’armoniosa e divertente convivialità per vincere l’imbarazzo quando si va a mangiare a casa di amici; che si possono
scegliere gli alimenti anche al supermercato (dalla pasta, crackers, merende o spuntini) secondo il proprio gusto e palato senza essere costretti ad un’unica marca. Il cibo è una fonte inestimabile di emozioni, ma quando si scopre la celiachia, invece prende abitualmente una connotazione negativa. I bambini, più degli adulti, iniziano ad auto escludersi, non vanno ai ritrovi, non mangiano a scuola, non partecipano alle feste perché imbarazzati dagli sguardi degli altri o perché non trovano nulla da mangiare adeguato alle loro esigenze, magari terrorizzati dal pensiero di mangiare qualcosa di contaminato e poi di star male. Con un'attenzione particolare per i bambini il Riccio senza Glutine si impegna a diffondere alcuni termini come “glutine” e “celiachia” e renderli d’uso comune, affinché i piccoli, soggetti a certe restrizioni alimentari, non debbano sentirsi diversi, non si sentano esclusi dalla comunità che tende ad allontanare ciò che non conosce, si sentano speciali, affrontando senza paura la celiachia, ma consapevoli e coscienti delle difficoltà che si incontrano tutti i giorni, per affrontarle serenamente senza timore. Sta nascendo così un progetto editoriale che vedrà come protagonista proprio il Riccio. Lo spunto viene proprio da un racconto di Schopenhauer:
“I componenti di una famiglia di ricci, in una fredda giornata di inverno, si strinsero vicini per proteggersi con il calore reciproco. Ben presto però, sentirono il dolore delle spine reciproche; questo dolore era tale che li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'atro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò ancora a stare vicini, sentirono nuovamente il dolore. Venivano così sballottati avanti ed indietro tra due mali, il Freddo ed il Dolore. Tutto questo finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava la migliore posizione per non aver più freddo e non sentire dolore.”
Le spine (in questo caso la celiachia) portano “Il riccio senza glutine” a vivere da solo. Ma la solitudine è triste, fredda e desolante, così grazie all’affetto di parenti e amici riscopre la felicità. Invece di chiudersi “a riccio”, rende gli altri partecipi delle sue difficoltà, i quali a loro volta, prima titubanti, scoprono poi che non devono avere paura, e che andando incontro al Riccio possono abbracciarlo per dargli il calore necessario, perché nella pancia non ha spini, anzi è anche molto morbido! Quindi l’amicizia col Riccio non solo non è pericolosa, ma diventa piacevole oltre che interessante.