07/05/2026
A Ferrara mettono il ragù dentro un biscotto. Dal 1549.
Non è un errore. Non è una trovata moderna. È un piatto codificato dalla corte più sofisticata del Rinascimento italiano — e ancora oggi lo trovate esattamente così.
Si chiama pasticcio di maccheroni alla ferrarese. L'involucro esterno è pasta frolla dolce, quella dei biscotti, quella dello sfornatino della nonna. Dentro: maccheroni corti, ragù bianco di carni miste, besciamella, tartufo. Il tutto cotto in uno stampo di rame, come si faceva alla corte degli Este.
La storia parte dal 1473. Eleonora d'Aragona, figlia del re di Napoli, sposa Ercole I d'Este e arriva a Ferrara con il suo seguito. I maccheroni — pasta diffusa al Sud, ancora esotica al Nord — entrano nelle cucine estensi. I cuochi ferraresi decidono di trattarli come un ripieno nobile: li imprigionano nella pasta frolla, come si faceva con le carni nei pasticci medievali.
Nel 1549 Cristoforo da Messisbugo, scalco di corte degli Este, codifica il pasticcio nei suoi *Banchetti, composizioni di vivande et credenze* — il primo grande manuale di cucina rinascimentale italiana. Non era un ricettario per famiglie: era il protocollo ufficiale dei banchetti ducali.
Aspetta. Perché il Carnevale.
In epoca rinascimentale il pasticcio era il piatto del Carnevale ferrarese — ma solo per chi poteva permetterselo. Tartufo, carni miste, pasta frolla, stampi di rame: era un piatto da corte, da nobiltà, da ostentazione controllata. Il Carnevale era il momento in cui anche il lusso si permetteva un tocco di assurdo — e mettere il ragù in un biscotto era esattamente quello.
Spoiler: Pellegrino Artusi nel 1891 ci dedica una ricetta intera nella *Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene*. La ricetta è lunga, gli ingredienti sono molti, il procedimento è laborioso. Artusi non si spaventa: scrive che tutto quel gran condimento «sparirà sotto alla pasta frolla» — e che il risultato vale ogni sforzo.
Oggi il pasticcio ferrarese è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna. Lo trovate nelle pasticcerie di Ferrara — nelle pasticcerie, non nelle trattorie — perché la pasta frolla lo classifica ancora come dolce, almeno in vetrina.
A Ferrara il confine tra dolce e salato non è mai esistito. Lo hanno deciso nel Quattrocento e non hanno mai cambiato idea.
In breve:
Il pasticcio di maccheroni ferrarese è un involucro di pasta frolla dolce ripieno di ragù, besciamella e tartufo — documentato alla corte degli Este dal 1549
Era il piatto del Carnevale rinascimentale, riservato alla nobiltà ferrarese
Artusi lo descrive nel 1891 come ricetta lunga e ricca, ancora oggi prodotto tradizionale tutelato dall'Emilia-Romagna