10/05/2024
Fritti nell'ostia (Friti 'nta negia)
"Scomparsa la generazione delle nostre madri, rimarrà qualcosa?....Chi farà ancora il fritto nella negia (ripieno nell'ostia)....
". Così Carletto Bergaglio in uno scritto del 1972 in occasione del
Millenario di Gavi.
Per fortuna non è andata così. L'attenzione verso le tradizioni, soprattutto gastronomiche, non è venuta meno, anzi è andata aumentando e si riscontra in generale un recupero di piatti antichi.
In particolare i citati fritti nell'ostia, dopo un periodo di relativo oblio, sono nati a nuova gloria grazie a una macelleria gaviese e si stanno affermando sempre più come uno dei piatti più interessanti della nostra cucina.
"Negia" in dialetto locale è sinonimo di leggero, sottile, e l'ostia risponde sicuramente ai requisiti richiesti. I fritti nella negia, così li abbiamo conosciuti noi quando eravamo piccoli, nascono come piatto nobile, piatto da cucinare nelle feste importanti. Il nome stesso,
espressione di levità e finezza, sta ad indicarlo. Nei discorsi dei vecchi venivano quasi mitizzati quando raccontavano di pranzi consumati nelle grandi occasioni.
Si preparano così.
Carote, sedano, cipolle e rosmarino si fanno soffriggere nel b***o. Si aggiungono fiocco di vitello tagliato a pezzettini e animelle insaporendo con sale e pepe.
Quando è cotto si trita tutto finemente riducendo quasi a un patè e si aggiungono tuorli, parmigiano reggiano e maggiorana. L'impasto riposa poi per una notte in frigorifero.
Il giorno dopo le ostie vengono immerse nel latte tiepido ad una ad una, vi si adagia il ripieno e si arrotolano.
Si passano nell'albume e pangrattato.
Si friggono in olio bollente per alcuni minuti e sono pronti. #