Insieme per Ghemme

Insieme per Ghemme Parliamo di Ghemme, dei suoi problemi e di ciò che servirebbe ai ghemmesi; creiamo eventi ed iniziative culturali, di formazione e divertimento in paese.

Questa pagina è un luogo libero in cui i residenti di Ghemme possono scrivere commenti, idee e proposte per il paese; Insieme per Ghemme ha due propri rappresentanti in consiglio comunale, che trasformeranno le suddette idee in richieste per il Comune e che si impegneranno affinchè tali richieste trovino compimento. Insieme per Ghemme è anche un gruppo aperto, a cui tutti possono partecipare attiv

amente. Su questa pagina verranno anche caricate informazioni utili per chi abita a Ghemme ed aperti temi di confronto e discussione. L'amministratrice della pagina Fb Sabrina Marrano

25/05/2026

Proseguiamo nella pubblicazione delle comunicazioni fatte alla stampa in ordine a situazioni sgradevoli che si sono verificate. In questo caso una definizione errata usata dal Sindaco per definire il nostro ruolo.
ALTRO CHE MINORANZA
Qualche giorno fa, in una lettera di risposta al Prefetto che gli chiedeva chiarimenti su nostre segnalazioni di loro comportamenti non corretti, il Sindaco ha definito Alfredo Corazza Consigliere di Minoranza. Nulla di più falso.
Innanzi tutto la Minoranza, è chiaro, è la compagine capitanata da Davide Temporelli in quanto ha perso le elezioni amministrative del 2024.
La Maggioranza, invece, dovrebbe essere quella che ha vinto quelle stesse elezioni. In realtà, la Maggioranza è il solo Consigliere Corazza. Perché è l’unico che intende attuare il programma proposto e votato dagli elettori a maggioranza e si impegna perché ciò divenga realtà.
Gli altri, ciò che resta della Maggioranza, sono un’entità che ha perso il proprio ruolo, essendo venuta meno al programma proposto agli elettori. Nonostante lo abbia riconfermato e votato in Consiglio, facendolo divenire il programma amministrativo dell’Amministrazione Comunale in carica. Il programma da attuare.
Purtroppo dopo un anno e mezzo dalle elezioni non solo il programma non è stato attuato, ma in certi casi si è fatto tutt’altro e in altri addirittura si è negata l’evidenza. Dicendo che alcuni impegni non esistevano, quando in realtà erano nei programmi elettorali distribuiti ai Cittadini e divenuti programma amministrativo del Comune avendolo la Maggioranza votato in Consiglio Comunale.
Non ci resta che sperare in bene, ma preparandosi al peggio. Ghemme non merita l’arroganza che subisce, il pressappochismo di cui è vittima e l’abbandono in cui versa. Combattiamo, tutti assieme, la giusta battaglia, costringendo quel che resta della Maggioranza a fare il proprio dovere.
Ghemme, 9 febbraio 2026

23/05/2026

Proseguiamo nella pubblicazione dei comunicati che hanno accompagnato i nostri distinguo da chi non rispetta i patti elelttorali con gli elettori.
GIUSTO PER PRECISARE
IL Sindaco forse non ha letto il nostro Comunicato che da conto delle azioni per escludere Corazza. O finge di non capire. Certo che la nostra uscita è successiva alla loro espulsione. Per l’impossibilità di attuare il programma elettorale divenuto programma amministrativo con voto del Consiglio Comunale.
C’è libertà di pensiero. Non accettiamo l’obbligo del permesso per un dissenso che tra l’altro garantisce gli interessi del Comune a causa di una Delibera sulla festa del vino priva dei pareri favorevoli di Ufficio Tecnico e Polizia Locale.
Curioso che non ricordi le tante riunioni del gruppo di maggioranza per trattare le condizioni di acquisto dell’area vicino alle poste. Strano non ricordi che Corazza ha agito sempre e solo con il consenso del Gruppo di Maggioranza.
Puerile il giustificare il voltafaccia politico per eliminare Corazza con i presunti costi di acquisto e ristrutturazione e la storia del mutuo che non si può fare. Non ricorda che a ristrutturare non era il Comune e che nessuno ha parlato di mutui per realizzare le attrezzature dell’area e farne un luogo per famiglie modello “Fontanella”?
Ancora più curioso non ricordi il suo mentore politico Eugenio Arlunno che propone la vendita dell’ex magazzino ENEL, in Castello, di proprietà comunale, per 144.000 € alla Pro Loco. Cifra irrisoria per una svendita con danno delle casse comunali.
Gli accordi di Temporelli con la Pro Loco per usare parte di tale luogo, durante la festa del vino come deposito dei cassonetti per i rifiuti, non preclude la vendita. Oltre tutto alla stessa Pro Loco che li ha in parziale gestione temporanea.
Pietosa la difesa del blocco di interrogazioni, interpellanze e mozioni, atto censorio e omertoso, mai attuato da Temporelli. Evidente la volontà, di non far conoscere ciò che avviene in via Roma 21, proprio da chi diceva di voler fare meglio di lui.
Gli abusi non sono di chi domanda, ma di chi non risponde o la fa in ritardo di mesi o non consegna da anni i documenti richiesti o emette ordini di servizio liberticidi e offensivi sia per il Personale sia per i Consiglieri sia per i Cittadini. La tutela degli uffici è storiella per polli. La realtà dice che alcuni uffici sono super tutelati e altri arrancano pericolosamente nell’indifferenza del Sindaco.
Rispetto al negare il piano per far fuori, appena possibile, Corazza, nel caso non bastassero i comportamenti ricordati e tanti altri che si potrebbero raccontare, si è sentito in campagna elettorale e ce lo hanno riferito recentemente.
Come si parla di un patto elettorale tra parte dell’amministrazione comunale e parte della Pro Loco per favorirla. Non conoscevamo. Sarebbe bastato per toglierci da “Viviamo Ghemme” ancor prima delle elezioni. La gestione della festa è per noi totalmente da rigettare. E’ macchina per fare soldi. Non valorizza il vino, i produttori, il territorio e il nostro paese. Noi siamo per la qualità.
Ghemme, 11 febbraio 2026

21/05/2026

UNA DECISIONE DOLOROSA MA INEVITABILE

Le elezioni del 2024 erano l’occasione per cambiare marcia e dare al paese nuove opportunità di crescita e sviluppo economico. I fatti, un anno e mezzo dopo, ci dicono che non è così. Parlano di gravi ritardi nelle manutenzioni, della mancanza di decisioni importanti e di occasioni perdute malamente.

Si sono poi violati i patti interni di coalizione. In particolare con la gestione inopportuna e pericolosa di Luna Park e Festa del Vino, in forza di accordi particolari a noi sconosciuti e che non avremmo mai sottoscritto. Ed ancora con certe decisioni riguardo al patrimonio Comunale, alcune cambiate repentinamente senza giustificazioni (acquisto area vicina alle Poste) e altre insinuate con malizia (vendita alla Pro Loco locali vicini alla cabina ENEL di Via Lungo Mora superiore).

Non a caso sulla vicenda della Festa del Vino veniamo prima sfiduciati, poi non convocati alle riunioni di maggioranza, quindi bloccati negli uffici, fino al blocco alle interrogazioni e interpellanze sui problemi e sulle situazioni di pericolo.

Tutto ciò ci ha convinti a fare un passo indietro, uscendo dalla Maggioranza. Ciò ci induce a chiederVi scusa per la dabbenaggine dimostrata, non avendo saputo intuire il disegno dietro la proposta coalizione. Servivano i nostri voti. Una volta ottenuti ci hanno dato il ben servito. Vi chiediamo scusa anche per non essere in grado di costringere la Maggioranza a rispettare le promesse elettorali per il cambiamento che ci avevate chiesto e di cui Ghemme ha un grande e urgente bisogno.

Rimaniamo al Vostro servizio, cercando, per quanto possibile, di migliorare la situazione dando al Paese occasioni di sviluppo, crescita e benessere sociale ed economico. Vi terremo informati con incontri, locandine, comunicazioni su Facebook e Instagram, bollettini d’informazione e saremo sempre disponibili ad ascoltarVi ovunque sia necessario, anche per strada. Grazie della fiducia e speriamo in bene per Ghemme e i Ghemmesi.
Ghemme, 21 gennaio 2026
Questo é stato il primo doloroso passo

01/05/2026
28/03/2026

Stiamo tornando. Come sempre al vostro servizio

“Lungo tempo è trascorso da quegli eventi ma essi sono emotivamente a noi vicini: questo consente – in una vicenda stori...
10/02/2026

“Lungo tempo è trascorso da quegli eventi ma essi sono emotivamente a noi vicini: questo consente – in una vicenda storica complessa e ancora soggetta a ricerche, dibattiti storiografici e politici – di stabilire dei punti fermi e di delineare alcune prospettive.

In quelle martoriate ma vivacissime terre di confine, che da secoli ospitavano popoli, lingue, culture, alternando fecondi periodi di convivenza a momenti di contrasto e di scontri, il secolo scorso ha riservato la tragica e peculiare sorte di vedere affiancati, a pochi chilometri di distanza - in una lugubre geografia dell’orrore - due simboli della catastrofe dei totalitarismi, del razzismo e del fanatismo ideologico e nazionalista: la Risiera di San Sabba, campo di concentramento e di sterminio nazista, e la Foiba di Basovizza, uno dei luoghi dove si esercitò la ferocia titina contro la comunità italiana.

Quel territorio, intriso di storie e di civiltà, condivise lo stesso tragico destino di molti Paesi dell’Europa centro-orientale, che – dopo la sconfitta del nazifascismo – si videro negate le aspirazioni alla libertà, alla democrazia e all’autodeterminazione a causa dell’instaurazione della dittatura comunista, imposta dall’Unione Sovietica. Milioni di persone, in qui Paesi, si videro allora espulse dalla terra che avevano abitato, costrette a mettersi in cammino alla ricerca di una nuova patria.

Un muro di silenzio e di oblio – un misto di imbarazzo, di opportunismo politico e talvolta di grave superficialità – si formò intorno alle terribili sofferenze di migliaia di italiani, massacrati nelle foibe o inghiottiti nei campi di concentramento, sospinti in massa ad abbandonare le loro case, i loro averi, i loro ricordi, le loro speranze, le terre dove avevano vissuto, di fronte alla minaccia dell’imprigionamento se non dell’eliminazione fisica.

Il nostro Paese, per responsabilità del fascismo, aveva contribuito a scatenare una guerra mondiale devastante e fratricida; e fu grazie anche al contributo dei civili e dei militari alla lotta di Liberazione e all’autorevolezza della nuova dirigenza democratica, che all’Italia fu risparmiata la sorte dell’alleato tedesco, il cui territorio e la cui popolazione vennero drammaticamente divisi in due. Questo, tuttavia, non evitò che le istanze legittime di tutela della popolazione italiana residente nelle zone del confine orientale fossero osteggiate, frustrate e negate.

Il nostro “muro di Berlino” - certamente ben minore per dimensioni ma con grande intensità delle sofferenze provocate - passava per il confine orientale, per la cortina di ferro che separava in due Gorizia, allontanando e smembrando territori, famiglie, affetti, consuetudini, appartenenze.

Il nuovo assetto internazionale, venutosi a creare con la divisione in blocchi ideologici contrapposti, secondo la logica di Yalta, fece sì che passassero in secondo piano le sofferenze degli italiani d’Istria, di Dalmazia e di Fiume.

Furono loro a pagare il prezzo più alto delle conseguenze seguite alla guerra sciaguratamente scatenata con le condizioni del Trattato di pace che ne derivò. “

Sergio Mattarella - Presidente della Repubblica intervento in occasione del giorno del Ricordo.

“Sono uscito vivo da Birkenau, ma sono ancora là […] Noi sembriamo come voi, ma non siamo come voi. Noi non siamo mai us...
27/01/2026

“Sono uscito vivo da Birkenau, ma sono ancora là […] Noi sembriamo come voi, ma non siamo come voi. Noi non siamo mai usciti dai lager, siamo ancora lì” Sami Modiano


foto tratta da www.mosaico-cem.it

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