16/08/2026
Non è un’innovazione.
È una memoria.
Prima che arrivasse la plastica — derivata dal petrolio, prodotta lontano e spesso importata — in molte regioni d’Africa si usavano le foglie. Foglie di banano e di plantain (Musa sapientum e Musa paradisiaca), foglie di teak (Tectona grandis), di Thalia geniculata, di manioca, di mais, e decine di altre piante non tossiche. Servivano a cucinare, a avvolgere, a servire e a conservare.
In Ghana il Fante kenkey — pasta di mais fermentata — viene ancora tradizionalmente avvolto in foglie di plantain prima di essere cotto a vapore. Le autorità sanitarie del paese stesso hanno messo in guardia contro l’uso del polietilene (la plastica) per questo scopo: quando si scalda rilascia sostanze chimiche, mentre le foglie non lo fanno e conferiscono aroma. In Nigeria il moi moi (budino di fagioli speziato) viene cotto avvolto nelle foglie di banano. In Uganda esiste il luwombo, stufato cucinato e servito dentro foglie di banano. In Camerun l’ekwang usa foglie di plantain. In Benin studi sul campo hanno censito oltre cinquanta specie di foglie utilizzate per confezionare quasi trenta tipi di cibi diversi: paste di mais, torte di arachidi, pesce affumicato, cassava, verdure, carne. Anche piccole porzioni di arachidi, mango tagliato o altri alimenti da mercato venivano (e in molti luoghi vengono ancora) avvolte o servite su foglie.
Questa non è una moda recente. È una pratica ancestrale, documentata come continua e culturalmente radicata in gran parte dell’Africa tropicale e subtropicale. Le foglie non erano solo “imballaggio”: proteggevano, aromatizzavano, erano biodegradabili, disponibili localmente e, in molti casi, avevano proprietà antimicrobiche riconosciute dalla tradizione.
Oggi, però, gran parte del continente è sommersa dalla plastica.
L’Africa produce una frazione minima della plastica mondiale. La stragrande maggioranza di polimeri, prodotti finiti e imballaggi arriva dall’esterno: studi che hanno analizzato i flussi tra il 1990 e il 2017 stimano che siano entrati nel continente circa 230 milioni di tonnellate di plastica (polimeri primari + prodotti + componenti contenuti in merci).