22/12/2025
L'acquisto consapevole è anche un atto di resistenza contro la cultura dello spreco dei sistemi di massa.
Una questione di principio e di integrità da preservare intatta.
Ieri ero a fare la spesa e il totale è stato arrotondato per eccesso: da 2 centesimi a 10.
In quel momento ho pensato a me, a quando sono in cassa e mi impegno a restituire anche l’ultimo centesimo.
Ho pensato al senso profondo della spesa sfusa, nata proprio per permetterci di acquistare solo il necessario, senza sprechi.
Mi sono sentita sospesa tra la fessa e l'onesta che non si dà pace.
Ma poi ho capito: quel piccolo arrotondamento è lo scontro tra due visioni del mondo.
Da una parte c’è il lavoro onesto, quello fatto di volti e precisione, dove il centesimo è un patto di fiducia tra persone e lo onora.
Dall’altra c’è la logica fredda delle grandi catene, dove il dettaglio sparisce ed il cliente diventa un numero da arrotondare, un algoritmo invisibile che, moltiplicato per migliaia di scontrini, diventa profitto silenzioso estratto dalle nostre tasche.
Per loro è un'inezia, per me è il tradimento di una filosofia: quella della consapevolezza, dove ogni piccola unità, ogni persona, ha un peso e un significato.
Forse sentirsi fessi è solo il prezzo da pagare per chi decide di restare sveglio.
Alla fine, preferisco l'inquietudine della mia onestà all'indifferenza di chi ha smesso di dare valore alle piccole cose.
Quel piccolo sopruso dei centesimi non è una questione di soldi, ma di perdita del valore del rispetto.
E noi valiamo più di un'approssimazione!