09/06/2026
I luoghi della cultura si reggono sul lavoro di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori in appalto o concessione. Gestiscono la mediazione con il pubblico, la movimentazione, installazione e conservazione delle opere. Curano la custodia e la sorveglianza dei siti, l’accoglienza, le biglietterie, le visite guidate e la didattica, i bookshop e le caffetterie. Restaurano, archiviano, catalogano. Dai dipinti, alle sculture al patrimonio librario.
Figure professionali altamente specializzate e competenti, indispensabili al funzionamento della cultura, ma troppo spesso sottoposte a precarietà, part-time involontario e frammentazione contrattuale. La maggior parte di loro è impegnata in servizi esternalizzati dalla Pubblica Amministrazione, a partire dallo stesso Ministero della Cultura che, aziniche assumersi le proprie responsabilità, ha interrotto il tavolo permanente con le organizzazioni sindacali.
È ora che il part-time sia una libera scelta e non un’imposizione. Che la frammentazione contrattuale venga ricomposta, individuando un solo contratto nazionale di riferimento, il più rispettoso delle professionalità e competenze espresse dal settore. Che alle esternalizzazioni possa seguire un’inversione di tendenza, attraverso un percorso condiviso, regolato e governato, nella piena salvaguardia di tutti i livelli occupazionali in essere.
Serve una riforma del settore culturale, che garantisca un lavoro di qualità, adeguatamente retribuito e tutelato.
Per l'Umanità del Lavoro.