28/10/2025
Qualche giorno fa, la nostra Laura ha partecipato ad un evento organizzato dall'Associazione Italiana Sindrome X-Fragile.
Condividiamo con voi il suo discorso ❤️
"Buongiorno a tutti,
sono Laura Raccah imprenditrice e produttrice di biscotti a Roma.
Era il lontano 2017: io ero in piena gravidanza, andavo poco in ufficio e la mia segretaria mi aggiornava su tutto: chi chiamava, cosa succedeva, chi cercava di parlarmi.
C’era però questa signora che chiamava un giorno sì e un giorno no… con una
costanza che neanche i fornitori quando devono essere pagati!
Alla fine mi sono fatta passare la telefonata.
Lei mi spiegò che c’era un ragazzo con la sindrome X fragile, che grazie a un
bando della Regione avrebbe potuto fare uno stage da noi.
Io, sinceramente, non avevo la minima idea di cosa fosse la sindrome X fragile.
Ricordo solo che le chiesi una cosa:
“È violento?”
Lei mi rispose “No”… e io dissi: “Va bene, lo faccia venire.”
E così, il 30 settembre 2017, è arrivato Marco.
All’inizio doveva solo “dare una mano”, ma in realtà da quel giorno è entrato a far parte della nostra squadra.
Sono passati otto anni. Posso dire che non so se è indispensabile… ma so che senza di lui non sarebbe la stessa azienda.
Nel nostro laboratorio lavorano persone che vengono un po’ da tutto il mondo: Africa centrale, nord Africa, Bangladesh, Filippine, Bielorussia, Italia… un bel mix.
E vi assicuro che non è semplice, perché ognuno parla la propria lingua… e
l’italiano che si sente dentro ai reparti è un dialetto tutto nostro!
A volte servono più gesti che parole.
In molti di questi paesi, chi ha una disabilità non ha praticamente nessuna
possibilità.
Quindi, quando è arrivato Marco, c’era un po’ di diffidenza, nessuno lo voleva
accanto — non perché fosse antipatico, ma perché non sapevano come
comportarsi.
Io invece ero convinta che quello stage dovesse servire davvero, non essere una formalità.
Poi Marco ha fatto quello che fa sempre Marco: si è messo a cantare, a parlare di politica, di calcio, dei suoi nipoti, delle sue giornate... e piano piano, tutti si sono sciolti.
Perché Marco ha una cosa che non si insegna: sa stare con le persone.
E così, giorno dopo giorno, è diventato uno di noi.
Oggi Marco ha imparato tante cose: dà una mano in produzione, in magazzino, controlla, sposta, prepara…
E quando si stufa — perché sì, ogni tanto si stufa — si fa un giro nei reparti, beve dalla sua bottiglietta per sei minuti buoni e poi torna al lavoro come se niente fosse.
È il primo che saluta chiunque entri, sempre col sorriso e con l’entusiasmo di uno che sembra appena arrivato in vacanza.
Ecco, dopo quindici anni di azienda ho capito che l’orgoglio per un imprenditore si può trovare in tante cose: nei numeri, nei risultati economici, nei clienti importanti, nel nome del marchio che cresce.
Tutte cose belle, certo, ma anche un po’ effimere.
Poi ci sono momenti come questo, in cui guardi Marco che lavora, che scherza con un ragazzo bangladese su argomenti improbabili — e se li vedi da fuori, è così poco reale che ti viene da sorridere.
E capisci che quella è la parte che resta.
Perché lì non c’è solo lavoro, c’è un legame vero.
E quando riesci a creare un gruppo dove ognuno trova il suo posto — anche chi all’inizio sembrava non averlo — allora sì… puoi dire che hai costruito qualcosa che vale davvero."