06/05/2026
Aveva solo 37 anni quando morì. Eppure lasciò un’eredità che oggi è presente in ogni essere umano, in senso letterale.
Rosalind Franklin nacque a Londra nel 1920, in un’epoca in cui i laboratori scientifici erano dominati quasi esclusivamente da uomini. Nonostante questo, il suo talento in chimica e matematica emerse rapidamente, attirando attenzione ma anche resistenze. Durante la Seconda guerra mondiale condusse ricerche rilevanti sul carbone, ma il contributo destinato a segnare la storia sarebbe arrivato di lì a poco.
Nel 1951, presso il King’s College London, le fu affidato un obiettivo ambizioso: indagare la struttura del DNA. Attraverso una sofisticata tecnica di diffrazione a raggi X, analizzò per mesi schemi complessi e difficili da interpretare, fino a ottenere un risultato decisivo: la cosiddetta “Fotografia 51”. L’immagine rivelava con straordinaria chiarezza la struttura del DNA, mostrando per la prima volta la configurazione a doppia elica, fondamento della vita.
Tuttavia, la scoperta prese presto una direzione inattesa. Senza il suo consenso, Maurice Wilkins mostrò quella fotografia a James Watson e Francis Crick. Grazie a quell’immagine, i due scienziati riuscirono a completare il modello del DNA, pubblicato nel 1953 sulla rivista Nature. Il contributo di Franklin rimase in secondo piano e non ricevette un riconoscimento adeguato.
Nonostante ciò, proseguì il proprio lavoro con rigore, dedicandosi in particolare allo studio dei virus e contribuendo allo sviluppo della virologia moderna. Le condizioni di lavoro, caratterizzate da una prolungata esposizione alle radiazioni, ebbero però conseguenze gravi. Nel 1956 le fu diagnosticato un tumore alle ovaie, ma continuò a lavorare fino agli ultimi mesi di vita, anche durante il ricovero.
Rosalind Franklin morì il 16 aprile 1958, a soli 37 anni.
Nel 1962, Watson, Crick e Wilkins ricevettero il Premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA. Il suo nome non fu incluso.
Oggi il suo ruolo è ampiamente riconosciuto: senza la Fotografia 51, la genetica moderna avrebbe probabilmente seguito un percorso diverso. Il suo contributo rappresenta una delle pietre miliari nella comprensione della struttura della vita.