03/06/2026
In Cina lo chiamiamo Qīngchá (tè blu) o, come è famoso in tutto il mondo, Oolong.
Un nome poetico per una famiglia di tè che vive sospesa nel mezzo: né verde, né nero. La sua ossidazione è parziale, controllata con un'arte meticolosa. Le foglie vengono lavorate lentamente, accarezzate dall'ossigeno e poi fermate nel momento esatto in cui iniziano a rivelare la loro complessità. È un equilibrio fragile, che richiede l'esperienza e la sensibilità dei grandi maestri.
Il risultato è un tè che cambia volto a ogni infusione, proprio come si vede nei gesti millenari della gaiwan. Al primo incontro: può ricordare un fiore appena aperto - orchidea, gelsomino, note leggere, fresche e luminose. Evoluzione: infusione dopo infusione, emergono profondità inaspettate. Miele caldo, frutta matura e, nei cru più pregiati, una traccia minerale, quasi rocciosa (Yán Chá).
Alcuni dei migliori Oolong provengono dalle montagne del Fujian o di Taiwan, dove l’umidità, la nebbia e l’altitudine creano le condizioni ideali. Lì, ogni singola foglia viene arrotolata, ossidata e tostata con una maestria che si tramanda da generazioni.
Venite a scoprire le sfumature del tè blu e a lasciarvi guidare nell'archivio delle sue storie.
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