Non tutto ma di tutto

Non tutto ma di tutto negozio accorsato di genere alimentare e non solo

02/12/2025
02/12/2025

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01/12/2025

Il milionario che costruì biblioteche invece di palazzi

Da giovane, Andrew Carnegie scrisse su un foglio una frase che sarebbe diventata la promessa della sua vita:

“Accumulare ricchezze è una delle forme più degradanti di idolatria. Non esiste idolo più basso del denaro.”

E mantenne la parola.

Carnegie non fu solo uno degli uomini più ricchi del suo tempo. Fu anche uno dei pochi a rifiutarsi di morire con la propria fortuna intatta.
Credeva fermamente che fosse un dovere morale restituire alla società ciò che la società gli aveva permesso di costruire.

Era nato nella miseria.
Sapeva cosa significava non avere nulla.
Ma sapeva anche che la povertà è ancora più crudele quando si accompagna all’ignoranza.

E così costruì il suo impero con un’idea precisa:
portare il sapere ovunque.
A tutti.
Senza distinzioni.

Creò una fondazione e, con essa, fece erigere oltre 2.500 biblioteche pubbliche in tutto il mondo.
Molte in luoghi dove, fino a quel momento, nessuno aveva mai potuto sfiorare un libro. Dove i libri erano un lusso, non un diritto.

Per Carnegie, leggere era essenziale quanto mangiare:

“La lettura dovrebbe essere pianificata come la dieta: è nutrimento per la mente.”

Fu un nemico dell’imperialismo, dei dogmi religiosi, dell’arroganza di chi crede che il potere debba restare nelle mani di pochi.
Lui scommise tutto su un’idea diversa: un’educazione aperta, gratuita, accessibile a chiunque.

Non regalò ca**tà. Regalò strumenti.
Non offrì elemosina. Offrì chiavi.
Chiavi per aprire porte. Per scegliere. Per essere liberi.

Quando morì, più della metà delle biblioteche negli Stati Uniti esistevano grazie a lui.

E ancora oggi, ogni libro letto in una di quelle sale silenziose…
è una parte viva del suo lascito.

17/11/2025
29/06/2025

UN GIORNO L’HO POSATA… E NON L’HO MAI PIÙ RIPRESA IN BRACCIO.

L’ho tenuta in braccio mille volte,
senza contarle mai.
Come si fa con le cose naturali:
respirare, amare, proteggere.

L’ho tenuta quando inciampava nel mondo,
con le ginocchia sbucciate e le lacrime impastate al fango.
L’ho stretta quando rideva forte,
per nulla, per tutto.
L’ho tenuta mentre dormiva sfinita,
il respiro che si arrendeva al mio petto,
i capelli caldi sulla pelle,
e quelle ciglia lunghe che sembravano ali chiuse.

Era così piccola…
non vedeva ancora il mondo che io già conoscevo.
Per lei, le mie braccia erano universo,
confine, certezza.

E poi, un giorno qualunque,
l’ho posata.
Per allacciarmi una scarpa, forse.
Perché pesava un po’ di più.
Perché iniziava a camminare meglio.
E le ho detto: “Vai, amore. Io sono qui, dietro di te.”

Lei ha fatto un passo.
Poi un altro.
E io non sapevo – non potevo sapere –
che quella sarebbe stata l’ultima volta.

Poi è arrivata la scuola,
gli zaini più grandi di lei,
i “ce la faccio da sola”,
i “non voglio che mi guardino”.
Sono arrivati gli occhi fermi dell’adolescenza,
le parole trattenute,
le stanze chiuse.

Un giorno ho capito che riusciva già a vedere oltre.
Non aveva più bisogno delle mie spalle per arrivare in alto.
Non chiedeva più “Mamma, prendimi in braccio”.

Ogni tanto torna,
con un dolore da raccontare,
con qualcosa che le pesa sul cuore.
Mi stringe forte, come se si ricordasse all’improvviso…
di quanto le mie braccia fossero casa.

Ma non la sollevo più.
Ora è lei che, con un sorriso,
mi tiene in piedi.
È lei che mi sorregge,
con la sua forza,
con tutto quello che è diventata.

Un giorno l’ho posata.
E senza saperlo, era l’ultima volta.

La vita insegna che le braccia si stancano,
ma l’anima no.
Lì, in quell’angolo nascosto del mio essere,
lei potrà sempre tornare.

Perché non serve più tenerla in braccio.
Ora la porto nel cuore.
E lì resterà.
Per sempre.

29/06/2025

Quante volte capita di comprare fragole belle e rosse al supermercato, ma poi sentirle senza sapore? Magari sanno di poco o ricordano il melone.

Il motivo potrebbe essere nei pesticidi usati sulle piante di fragola.

Alcuni ricercatori hanno scoperto che i funghicidi, come il boscalid e il difenoconazolo, possono cambiare il sapore delle fragole e abbassare il loro valore nutritivo.

Anche se le fragole trattate hanno lo stesso aspetto di quelle non trattate, il gusto è meno dolce e più acido.

Nelle fragole trattate diminuiscono vitamina C e zuccheri come il saccarosio. Gli zuccheri si trasformano in acidi, rendendo la fragola meno dolce.

Chi ha assaggiato fragole non trattate spesso nota la differenza: “hanno tutto un altro sapore rispetto alle classiche fragole che compriamo al supermercato”.

Le fragole biologiche o quelle coltivate senza trattamenti mantengono il vero sapore, anche se possono variare tra le diverse varietà.

Quest’anno la frutta sembra anche più piccola del solito. Chissà se qualcuno l’ha notato.

29/06/2025
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16/01/2025

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