Lagorosso

Lagorosso Produzione di ortaggi e verdure con vendita diretta in campo, su prenotazione e consegna a domicilio. Prodotti senza uso di chimica. e a domicilio.

Siamo una piccola azienda agricola a produzione naturale, senza uso di prodotti chimici di sintesi, con recupero di antiche varietà locali, con risparmio energetico attraverso l'impianto di pannelli fotovoltaici e con rispetto e sensibilità per l'ambiente in cui interveniamo. In particolare:
- Produciamo ortaggi e verdure di stagione ormai in modo totalmente naturale dal 2014 e prima comunque l'us

o della chimica era molto limitato (agricoltura con il sistema della lotta integrata).

- Abbiamo un impianto fotovoltaico per ridurre al minimo l'impatto ambientale, attraverso il consumo di energia rinnovabile.

- Utilizziamo macerati di piante spontanee, te di compost e microrganismi effettivi come integratori per aiutare la crescita delle nostre piante sane e rigogliose.

- Lasciamo ampie zone con erbe spontanee a protezione delle coltivazioni, per aumentare la biodiversità e creare habitat per insetti utili e animali vari. Sono presenti le api con un alveare per l'impollinazione naturale.

- Siamo custodi dei semi di alcune antiche varietà locali: il Cucummaro e la Zucchina bianca di San Donato, le Menoncelle, i Mugnuli, pomodori d'inverno, pomodorini, fagiolini, aglio, ...

- L'unico punto sensibile sono le quantità. Abbiamo periodi in cui ci sono pochi prodotti in offerta, periodi in cui le quantità sono minime, periodi in cui ne siamo completamente sprovvisti (nei periodi più caldi e in quelli più freddi). A volte offriamo anche prodotti di altri produttori naturali salentini.

- Per la vendita, abbiamo un sistema di vendita diretta attraverso gruppi d'acquisto (G.A.S.)

LETTERA APERTA ALLA SOCIETÀ CIVILE GLOBALEAI DIFENSORI DELLA PACE E AI POPOLI DEL MONDODa Cuba: Un appello alla vita tra...
26/05/2026

LETTERA APERTA ALLA SOCIETÀ CIVILE GLOBALE

AI DIFENSORI DELLA PACE E AI POPOLI DEL MONDO

Da Cuba: Un appello alla vita tra i tamburi di guerra

Eccellenze, leader di organizzazioni sociali, difensori dei diritti umani e cittadini del mondo:

Ci rivolgiamo a voi in un momento di estrema gravità. L'aumento della retorica aggressiva e le minacce di intervento militare da parte di settori estremisti degli Stati Uniti contro Cuba hanno cessato di essere semplici slogan politici e sono diventate un pericolo reale che minaccia la pace della regione e la vita di milioni di esseri umani.

Ci rivolgiamo alla Società Civile Internazionale non per chiedere favori, ma per lanciare un appello alla giustizia e alla memoria.

Cuba è una piccola nazione che ha fatto della solidarietà il suo vessillo più alto. Mentre altri esportano armi, Cuba ha esportato vite umane.

Per decenni, il nostro Paese ha inviato brigate mediche negli angoli più dimenticati del pianeta, combattendo l'Ebola in Africa, il colera ad Haiti, la cecità in America Latina e il COVID-19 in oltre 40 Paesi.

Siamo un popolo che condivide ciò che ha, non ciò che ha in eccesso, nella convinzione che la salute sia un diritto umano universale.

È questa la nazione che merita di essere attaccata? È questo il popolo la cui integrità dovrebbe essere minacciata da portaerei e missili?

Un'aggressione militare contro Cuba non sarebbe un "intervento chirurgico" o una "liberazione". Sarebbe un massacro di civili.

Il costo umano sarebbe incalcolabile. I nostri figli, che oggi frequentano scuole sicure, e i nostri anziani, protetti da un sistema sanitario universale, sarebbero le prime vittime di questa barbarie.

Una guerra nel cuore dei Caraibi scatenerebbe una tragedia umanitaria che colpirebbe non solo la nostra isola, ma la stabilità dell'intero emisfero.

La storia ci insegna che le bombe non hanno mai seminato democrazia; hanno lasciato solo macerie, orfani e risentimento.

La pace non è semplicemente l'assenza di conflitto; è il rispetto del diritto internazionale, della sovranità dei popoli e della Carta delle Nazioni Unite.

Lanciamo un appello urgente alla mobilitazione globale:

1. Chiediamo rispetto per la vita: chiediamo ai leader della società civile di alzare la voce in ogni possibile forum per denunciare questo avventurismo bellicoso.

2. Sosteniamo la diplomazia: esortiamo la comunità internazionale a promuovere soluzioni basate sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla coesistenza civile tra gli Stati.

3. Tutela dei bambini: chiediamo la tutela del diritto dei nostri figli a vivere in pace, senza il trauma del fragore della guerra nelle loro case.

Cuba non rappresenta una minaccia per la sicurezza di alcuna potenza. La nostra unica "arma" è stata la resistenza e la solidarietà internazionale. Non permettiamo che l'odio di pochi decida il destino di un intero popolo generoso.

Leader mondiali, attivisti, intellettuali, artisti e persone di buona volontà: fermate la mano dell'aggressore prima che sia troppo tardi.

L'umanità non ha bisogno di altre guerre; ha bisogno di più medici, più libri e più pane.

In nome della decenza, della giustizia e della vita, vi chiediamo di unirvi al nostro grido:

No alla guerra contro Cuba!

Sì alla pace e alla vita!

Cordiali saluti,

Henry Omar Pérez
Giornalista e comunicatore sociale
Membro della società civile cubana

Condividete questa lettera affinché possa raggiungere il mondo 🌍

Da Cuba: Un appello alla vita di fronte ai tamburi di guerra. Eccellenze, leader di organizzazioni sociali, difensori dei diritti umani e cittadini del mondo: Ci rivolgiamo a voi in un momento di estrema...

LA MIA STORIA 6"Azzate San Giuanni e nu durmire"La madre di John si chiamava Iolanda, ma tutti la chiamavano Viola. Una ...
16/05/2026

LA MIA STORIA 6

"Azzate San Giuanni e nu durmire"

La madre di John si chiamava Iolanda, ma tutti la chiamavano Viola. Una donna bellissima, occhi bellissimi e uno sguardo magnetico. Una donna che non si faceva spaventare da nulla, una donna caparbia, forte, governava la famiglia. Una donna che faceva la tabacchina nelle fabbriche di tabacco ed era la capo reparto. Andava al lavoro con una Moto Guzzi a tre marce e lasciava da mangiare nel forno di casa, tutto quello di cui avevano bisogno.

John non dimenticherà mai il forno di casa sua.
Nel forno di casa sua c'era di tutto. La madre cucinava per cinque persone, ma potevano mangiare anche in dieci.
Nel forno di casa sua c'era di tutto: spaghetti al sugo di pomodoro con formaggio piccante, peperoni, melanzane, polpette. Non in frigo, in forno. E chiunque arrivasse la sera o il pomeriggio, nel forno non mancava mai nulla da mangiare.

Viola aiutava anche Mario in campagna.
Il padre di John, Mario, persona onesta gentile, educata, molto incazzato verso questa società, era costretto a lavorare in campagna perché non gli davano un lavoro come costruttore di case. Purtroppo era costretto, nonostante sia stato un comunista, a lavorare a mezzadria per un padrone. Mario metteva il lavoro e il padrone metteva le spese, che a quel tempo erano ridicole.

I primi anni coltivavano tabacco, e tutta la famiglia aiutava, anche il fratello e la sorella di John, poi passarono a coltivare angurie e rimase solo lui ad aiutare il padre e coltivavano anche dieci ettari di angurie. Per non farsele rubare di notte, John dormiva in un vecchio Volkswagen, che non aveva nulla, aveva solo la carcassa e un materasso.

Il Volkswagen negli anni andava in giro per le campagne, come andavano in giro i campi di angurie, c'era un trattore che lo spostava.
Beh, in questo Volkswagen loro ci passavano un'estate intera. Ma non a dormire ovviamente, ma a controllare il campo di angurie, prima che fosse finito il raccolto della stagione.
E c'erano gli amici di John a tenergli compagnia. Ci passavano delle notti intere tra il canto dei grilli, il cielo pieno di stelle e uno stereo mangianastri portatile.

Da lì poi sono nate le mitiche dancehall nei campi di angurie...

"Azzate S. Giuanni e nu durmire,
Ca sta bisciu tre nuvole passare:
Una te acqua, una te ientu, una te tristu e maletiempu.
Chiantai la chianta cu la speranza cu me inchiu la panza.
Azzate Gianni e nu durmire, suntu le cinque e imu scire fore,
Se no lu sule è forte e ne face male, azzate moi ca amu sci fatiare
Fatia osce, fatia crai, ma sta fatia nu nci spiccia mai.
Ccuei osce e ccuei crai, lu sule è forte, te sicca e tie la sai.
Azzate S. Giuanni..."
(Sud Sound System, Album "Comu na petra", Papa Gianni, 1996)

LA MIA STORIA 5"Soviet supremo"A casa di John c'era una situazione abbastanza surreale. Il padre comunista, comunista co...
15/04/2026

LA MIA STORIA 5

"Soviet supremo"

A casa di John c'era una situazione abbastanza surreale. Il padre comunista, comunista convinto, uomo di grande onestà, grande lavoratore. E la madre, cattolica della domenica, una donna forte, una donna che lavorava nella fabbrica di tabacco, una delle primissime donne a portare una moto con le marce.
A casa di John si viveva una vita da soviet supremo. Lui non ricordava cinema, non ricordava ristoranti, non ricordava viaggi, niente di tutto ciò.
Suo padre era stato discriminato molte volte, molte volte. Ecco perché forse l'odio di John per la società sandonatese partiva da lì.
Il padre era un costruttore di case e, per il solo fatto che fosse comunista, non gli davano il lavoro. Veniva screditato da parte di tutti. Questa cosa a John non è mai scesa.
Ricordava un episodio che successe alla scuola media, in cui il prete della parrocchia chiese agli alunni chi fosse comunista. John, come uno scemo, alzò la mano. Il risultato fu che a tutti il prete diede la caramella, tranne a lui. Quando tornò a casa e raccontò questo episodio, il padre andò al bar e gli compro un sacchetto di caramelle.
Il padre aveva sputtanato in pubblica piazza il vecchio prete, perché arrivava dal governo la pasta da dare ai poveri e lui se la rivendeva. Ecco il perché di quella parte a scuola.
Il padre era comunista convinto perché aveva fatto la seconda Guerra mondiale e fu mandato dai fascisti al fronte, in Africa. Stavano al porto ad aspettare il rientro delle navi italiane. Anziché le navi italiane, arrivarono gli inglesi e li fecero prigionieri. Solo per uno scherzo del destino confusero il suo cognome da Rollo in Bollo, fu scambiato e dato agli americani. Ha fatto tutta la sua prigionia in campi di concentramento americani e negli ultimi anni della sua vita, di notte delirava, dicendo: "Assassini! Assassini!"
Per questo John ha scritto un testo, circa trent'anni fa, che fa in questo modo: "Mentiti fuecu e fomentati odiu, intra lu munnu agnasciu
e se sutta la terra 'ncete puru lu petroliu, siti pronti cu distruggiti nu populu.
E' sulu nu sporcu giocu fra potenti, ci inde armi alli pezzenti
e ci ricostruisce dopu li bombardamenti, se morenu piccinni e interi continenti.
Colonizzatori de terre e de pianeti, sulu a ddu uliti mentiti li divieti e bu scunniti sutta na maschera te libertà, ma teniti scrittu assassini sulla carta de identità" (Brutalità per amore - Sud Sound System, Terron Fabio, Don Rico e Papa Gianni).
Dopo trent'anni si rivela tristemente troppo attuale.

LA MIA STORIA 4John cambia nome.SUD SOUND SYSTEM Primo Periodo 1988-1994"È andata così, il Salento era la nostra frontie...
07/04/2026

LA MIA STORIA 4
John cambia nome.

SUD SOUND SYSTEM Primo Periodo 1988-1994

"È andata così, il Salento era la nostra frontiera. Speravamo che non fosse l'ultima. Era la fine degli anni ottanta e la sacra Corona imperversava con la sua valigia piena di odio e di orrore e noi vivevamo per strada, a contatto con tutto ciò. Seriamente motivati a mandare a f****** tutto e andarcene via. Ma un bel giorno arrivò la voce di un profeta dall'altra parte del mondo che in un ritmo in ba***re e levare ci diceva che con le sole parole qualcosa poteva cambiare...
Get up! Stand up!
Get up for your Life
Get up! Stand up!
Don't give up the fight!
Iniziammo così. Eravamo giovani e addirittura belli! Facevamo i nomi dei politici corrotti e parlavamo della m**** che facevano vendere giù per le strade!
Non pensavamo di fare tanto rumore. Lo facevamo anche per noi stessi: per sentirci vivi. Ma a un certo punto abbiamo capito che ce la potevamo fare a cambiare la nostra vita e quella di tanti altri come noi. Così come la musica stava cambiando noi.
Abbiamo iniziato a fare le prime serate e non ci aspettavamo di vedere famiglie, vecchi e bambini, ma quello era. Il ritmo - che veniva dall'altra parte dell'oceano - insieme alle nostre parole avevano fatto aprire i cuori e le menti delle genti.
Non eravamo consapevoli di tutto ciò, lo abbiamo capito dopo e questa frontiera l'abbiamo attraversata tante e tante volte. In fondo veniamo da una terra di frontiera.
Strane le zone di frontiera: sono quei luoghi lontani dai palazzi dove si decide tutto, e proprio qui le tradizioni e la testardaggine delle persone hanno il tempo di organizzare una tregua in difesa delle emozioni.
Le emozioni erano lì, confuse tra il mare, la natura, i tramonti e qualche racconto che ci faceva ridere e sperare nello stesso tempo.
In fondo non abbiamo fatto nient'altro che andare a cercare quelle emozioni e scambiarle con gli altri. E non faceva differenza se cantavamo in dialetto mentre ci trovavamo a Belluno o a Palermo. Le emozioni non hanno una lingua, anche se una lingua può raccontarle...
Questa piccola storia sulle emozioni è un incitamento a non arrendersi mai per andare a cercarle dentro di noi."

SMEMORANDA 06/12/2010
Testo: Giovanni Rollo, in arte Papa Gianni

LA MIA STORIA 3Dalla lettera alla memoria, 03/04/2026.In realtà c'era un motivo per cui John odiava il calcio. Un giorno...
04/04/2026

LA MIA STORIA 3

Dalla lettera alla memoria, 03/04/2026.

In realtà c'era un motivo per cui John odiava il calcio.
Un giorno la scuola portò John e i suoi compagni di classe a fare una partita di calcio in un campo comunale. All'epoca non c'era l'erbetta, c'era la sanza.
Lui non si muoveva molto. In realtà, avendo fatto sempre il contadino, non sapeva cosa fosse lo sport. Mentre correva, ci fu uno che gli fece uno sgambetto. John cadde lungo disteso e siccome c'era la sanza si fece veramente del male, sbucciature sulle gambe, sulle braccia. In quel momento il suo unico obiettivo fu di inseguire quello che lo aveva fatto cadere, ma siccome era molto veloce, riuscì a prenderlo solo a fine partita e gliele suonò di santa ragione.

L'altro motivo, a cui ci è arrivato dopo con cognizione di causa, era che nei paesi il calcio era l'oppio dei popoli, in quanto non esistevano squadre del sud, ma tutti i meridionali erano tifosi o dell'Inter, o del Milan, o del Torino, o di tutte quelle squadre del nord. Mancava qualsiasi altra alternativa culturale al di fuori del calcio. All'epoca non c'era internet, non c'erano computer, dunque le informazioni o te le andavi a cercare o ti arrivava quello che ti passava il convento. E John se le andava a cercare.

Nel periodo strano, John faceva parte di un movimento chiamato Mods, che è stato forse uno degli ultimi movimenti musicali di controcultura. I Mods si ispiravano a una musica di origine giamaicana, il Rocksteady, ed erano comunque quelli che si adoperavano affinché gli immigrati giamaicani entrassero nella società inglese. Per di più, John fece parte, con i Mods italiani, di un movimento chiamato Red Wedge (“Cuneo Rosso”), in cui si raccoglievano fondi da mandare ai minatori in lotta contro la chiusura delle miniere, nel periodo della Lady di Ferro, la Thatcher.

continua...

(foto dal web, https://www.collater.al)

LA MIA STORIA 2del 22/03/1988A 15 anni John viveva come uno straccione, jeans strappati, capelli lunghi, comportamenti e...
03/04/2026

LA MIA STORIA 2
del 22/03/1988

A 15 anni John viveva come uno straccione, jeans strappati, capelli lunghi, comportamenti equivoci ed inusuali.
A 17 anni, dopo questo comportamento, vi è una inversione di tendenza: look molto curato, ma sempre molto strano, troppo strano (ndr: periodo Mod).
Perché John non ha voluto uniformarsi, perché a John non piaceva il calcio, perché John non familiarizzava con nessuno.

John aveva dei sentimenti e non dei formalismi.
John voleva dei veri amici e non persone del sabato e della domenica.
John non aveva ragazze, perché voleva qualcuna che lo capisse.

John si è sbattuto molte volte sul muro, si sbatte ancora sul muro, ma la sua corazza ha qualche incrinatura.

Non amo le formalità, non amo le frasi di rito, io non so chi sono, cerco qualcuno che lo sappia.

continua...

LA MIA STORIA San Donato, 22 marzo 1988John era un ragazzo di provincia, semplice, di famiglia povera.Abituato ai sacrif...
02/04/2026

LA MIA STORIA

San Donato, 22 marzo 1988

John era un ragazzo di provincia, semplice, di famiglia povera.
Abituato ai sacrifici, in tenera età ha dovuto comba***re contro due realtà.
Viveva in un paesino, dove la gente viveva e moriva, come mangiava e faceva l'amore, ma tutto senza tanto impegno.
John viveva in un altro mondo, anche se aveva la stessa estrazione sociale, era ben diverso dai suoi concittadini.
John era un tipo di persona che non riuscivano ad inquadrare, non amava il calcio, non familiarizzava con nessuno, ma soprattutto era strano, molto strano sin dalla tenera età.

continua...

24/12/2022

Indirizzo

Via Di Lagorosso S N
San Donato Di Lecce
73010

Telefono

+393497192387

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Lagorosso pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Lagorosso:

Scelte rapide

Condividi