28/05/2026
Da sempre, per me, la tosatura non è stata solo un lavoro.
Era un rito antico, il segno che l’estate stava arrivando davvero.
Quando ero bambina la casa si riempiva di voci, mani indaffarate, profumo di lana e di sole. Si iniziava all’alba e si andava avanti per giorni interi. C’era fatica, sì, ma anche una strana felicità che univa tutti: parenti, amici, vicini… ognuno con un compito, ognuno parte della stessa storia.
Ricordo il rumore delle cesoie, le risate tra una pausa e l’altra, i pranzi lunghi sotto il caldo di giugno, e quella sensazione che il tempo scorresse più lentamente. La tosatura era lavoro, ma anche memoria, tradizione, famiglia.
Oggi tutto è cambiato. Arrivano squadre di professionisti e in poche ore il lavoro è finito. È più veloce, più pratico, forse anche più giusto così. Ma ci sono cose che il tempo non può portare via.
Restano negli occhi le immagini di quei giorni infiniti.
Restano nelle mani i gesti imparati guardando gli adulti.
Restano nel cuore le persone che hanno condiviso quelle estati con noi.
Perché certe tradizioni non vivono solo nei campi o nelle stalle.
Vivono nei ricordi. E finché qualcuno continuerà a raccontarli, non finiranno mai.