Rifugio Racollo

Rifugio Racollo Rifugio Racollo, Heart:h of Abruzzo. Wildlife, Soul & Kitchen.
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15/05/2026

Riapre ufficialmente da sabato 16 maggio 2026 la strada provinciale che conduce a Campo Imperatore

09/05/2026
03/05/2026

Slavina a Fano Adriano distrugge un altro rifugio sul Gran Sasso: è il secondo episodio nel giro di una settimana.
Il Rifugio del Monte, a circa 1600 metri di altitudine, si trova nel territorio di Fano Adriano ed è un punto di riferimento per gli escursionisti che percorrono il Sentiero Italia.
La vallata, dominata dalla cima di Male Cupo, è stata investita da una slavina che ha provocato gravi danni strutturali. Per fortuna, al momento dell’impatto, nel rifugio non c’era nessuno.
È il secondo rifugio sepolto dalla neve nel giro di una settimana. Il 26 aprile, sempre sul Gran Sasso, una valanga si era abbattuta sul rifugio delle Solagne, nella valle del Chiarino. Anche in quel caso, come oggi, il rifugio era fortunatamente vuoto.
A causa dell’instabilità del manto nevoso dovuta al brusco rialzo delle temperature, l’area è stata interdetta al transito di escursionisti e alpinisti.

Per saperne di più leggi https://short.do/n7kSJj

Buongiorno oggi una giornata stupenda 🤩
03/05/2026

Buongiorno oggi una giornata stupenda 🤩

Buon primo maggio a tutti 🫶
01/05/2026

Buon primo maggio a tutti 🫶

04/01/2026
02/10/2025

- Non abbiamo più bisogno di eroi -

Le ore della sera, avanzando, avevano già sottratto molte luci alla piazza del paese. La pioggia batteva i vetri del bar e delle montagne non rimaneva che il profilo, appena più scuro di un cielo senza stelle.

Sul tavolo c'era tutto il necessario per iniziare una conversazione schietta: vino, ovviamente, e anche un po' di birra. I discorsi, al bar, di solito non sono longevi. Nascono e si esauriscono in un intervallo di tempo breve, con i loro entusiasmi, la loro solennità, gli intercalare colorati, le sfumature nostalgiche.

E così anche quel discorso sembrava destinato a sfumare per sempre, dopo appena qualche minuto, se non fosse che riuscì a smuovere un sentimento che covavo in testa da tempo, ma che non avevo ancora saputo tradurre in un pensiero concreto.

A un certo punto prese la parola quello tra noi più anziano, quello con la barba più lunga e più grigia, e dopo un vago preambolo sulle montagne e sui racconti di chi le sale, sentenziò all'improvviso: «Non abbiamo più bisogno di eroi».

Sul tavolo piombò un silenzio vibrante. Tutto fremeva dopo quelle parole: le mani sui bicchieri, le gambe, i vetri picchiati dalla pioggia.

Inseguendo con la mente un filo invisibile, completò il pensiero con voce malinconica: «Non è raro che le montagne si trasformino nella scenografia di un film d’avventura, interpretato esclusivamente da persone coraggiose, dure, sprezzanti del pericolo, insensibili alla fatica. Invece no. Con le nostre fragilità, con le nostre debolezze, sappiamo che non è vero. Abbiamo lo sguardo perennemente rivolto all’insù, tra le vette più anguste, nella disperata ricerca di un’utopia, di un modello esistenziale proiettato verso la perfezione. Sarebbe forse più saggio incominciare a guardare le nostre valli, forse meno auliche, ma capaci di riflettere quella sana imperfezione che caratterizza ciascuno di noi».

Terminò il bicchiere e di lì a breve anche la riflessione: «Avete capito bene: ho detto proprio sana. Sana perché ci distingue, perché ci rende diversi l’uno dall’altro. L’imperfezione non solo andrebbe accettata, ma anche e soprattutto raccontata. Al contrario si cerca in tutti i modi di nasconderla, sotto un velo di vergogna».

Due giorni più tardi non aveva ancora smesso di piovere. Così, non sapendo cosa fare, accesi il camino e ripresi in mano quelle parole che erano rimaste lì, in attesa di essere cucite su un ragionamento più ampio.

Io stesso ho iniziato a scalare le montagne proprio alla ricerca di un’utopia; nel tentativo di acciuffare la perfezione incarnata, per i miei occhi giovani, nei grandi nomi che hanno scritto la storia dell’alpinismo. Eroi, appunto. Una rincorsa infinita che mi ha offerto grandi soddisfazioni e che allo stesso tempo mi ha spesso proiettato in uno stato di indefinibile inquietudine: più passavano gli anni, infatti, e più mi rendevo conto che, quella perfezione, non sarei mai riuscito a raggiungerla.

È proprio vero: non abbiamo più bisogno di eroi, di figure nate da una narrazione che tutt’oggi tende a creare miti, modelli irraggiungibili e, di conseguenza, un diffuso scompenso psicologico. Abbiamo invece bisogno di esempi capaci di riabilitare il valore dell’incompiuto:

«L’alpinismo è un’attività sfiancante. Uno sale, sale, sale sempre più in alto, e non raggiunge mai la destinazione. Forse è questo l’aspetto più affascinante. Si è costantemente alla ricerca di qualcosa che non sarà mai raggiunto».

Così affermò una volta Hermann Buhl. Non un eroe, ma un formidabile esempio.

di Pietro Lacasella

👉🏼 Un testo scritto tempo fa, che torna buono di questi tempi in cui tutti sono pronti a puntare il dito, senza accorgersi che a volte dovrebbero rivolgerlo verso se stessi

📷 Nexo digital

02/10/2025

❄️PRIMA NEVE A CAMPO IMPERATORE ❄️
🌡Temperatura di -2°C🥶

Meteo Abruzzo✌🏻

02/10/2025

Montagne selvagge custodiscono l'ultimo orso d'Europa.

Nell'Abruzzo del terzo millennio, un primato silenzioso stupisce: un terzo dell'intera regione è territorio protetto. Tre parchi nazionali si estendono tra vette e vallate, dal Gran Sasso alla Majella, fino alle terre del primo parco d'Italia.

I numeri raccontano un'anomalia italiana. Oltre 50.500 ettari solo nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, più altri due parchi nazionali e trenta riserve naturali che disegnano il cuore verde del Mediterraneo.

Tra le faggete millenarie, una presenza rara sfida l'estinzione.

L'orso bruno marsicano sopravvive in appena 50-60 esemplari, uno degli orsi più rari al mondo. La sua popolazione è così ridotta che le tigri negli zoo europei potrebbero essere più numerose di questi giganti delle montagne abruzzesi.

Dal 1923, quando nacque il primo parco nazionale italiano, generazioni di guardiaparco e ricercatori hanno lottato contro bracconaggio e abbandono. Comunità locali che un tempo vedevano l'orso come nemico oggi collaborano ai progetti Life, iniziative internazionali per salvaguardare questa specie unica.

Le faggete d'Abruzzo sono entrate nel Patrimonio Mondiale UNESCO.

Questi boschi primordiali rappresentano monumenti europei di biodiversità, testimoni di un'Italia selvaggia che resiste. Dove secoli fa i pastori cercavano rifugio, oggi ricercatori di tutto il mondo studiano ecosistemi intatti.

Mentre il resto d'Italia si urbanizza, l'Abruzzo mantiene la sua anima montana. Cervi attraversano i paesi, aquile solcano cieli incontaminati, e nell'ombra dei faggi secolari l'orso marsicano continua la sua antica danza di sopravvivenza.

Un esempio di come tradizione e conservazione possano convivere, creando il più grande mosaico di biodiversità dell'Appennino.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 L'Abruzzo protegge 1/3 del suo territorio con 3 parchi nazionali
👉 L'orso marsicano conta solo 50-60 individui, più raro delle tigri in cattività
👉 Il primo parco nazionale d'Italia nacque qui nel 1923
👉 Le faggete abruzzesi sono Patrimonio UNESCO per la loro biodiversità unica

Vini d'Altura grazie a voi!
01/10/2025

Vini d'Altura grazie a voi!

Indirizzo

Santo Stefano Di Sessanio
67020

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