04/05/2026
ANCHE SE CI HAI SFRATTATO SEMPRE DALLA STESSA PARTE CI TROVERAI
Ieri siamo stati costretti ad abbandonare la sede storica di Ventimila Leghe. Abbiamo ricevuto il 23 aprile una comunicazione via pec che ci intimava di liberare la sede della nostra associazione in via giardini 50 entro 10 giorni perché serve all'ufficio anagrafe per fare le nuove carte d’identità elettroniche!
Possiamo lasciare le nostre cose in una sede provvisoria di 16 mq condivisa con altre associazioni (da liberare comunque entro 6 mesi), da usare come deposito.
Così ieri lo abbiamo fatto. Perché?
La lettera ricevuta parla di conseguenze penali e dopo 9 anni di fatiche, lotte, avvocati, cause, non ne possiamo più. Siamo stremati.
Lo abbiamo fatto nei tempi richiesti, nonostante fossero assurdi visto che partiamo per Mauthausen tra 4 giorni e siamo in piena fase organizzativa. Perché?
Siamo abituati a rispettare le regole, anche se i processi sono sbagliati.
Le abbiamo sempre rispettate anche quando ci accusarono ingiustamente nel 2017 di essere abusivi e di non aver mai pagato l’affitto. Una bugia smentita da un contratto in essere dal 2003, rinnovato nel 2016 e valido fino al 2023. Con ogni mensilità di affitto sempre regolarmente pagato sino ad ora.
Siamo sempre stati nelle regole anche dopo il 2023 quando in accordo con l’amministrazione abbiamo stabilito insieme di continuare ad occupare i locali di via giardini 50 (che nel frattempo la Giunta aveva messo in vendita con 3 bandi andati a vuoto) a fronte di un canone di occupazione sempre pagato e che viene regolarmente emesso dalla tesoreria.
Così ieri (di domenica perché noi siamo tutti volontari e lavoriamo) abbiamo smontato in fretta e furia 23 anni di lavoro, di archivi e biblioteche, di storia. Con strazio, con rabbia, con la consapevolezza di stare subendo una grande ingiustizia.
Noi abbiamo rispettato le regole ma chiediamo a chi le regole ce le ha imposte “E’ stato corretto?”
La nostra associazione che, tra le altre diverse attività, dal 2001 organizza con l’Aned il viaggio della memoria nei campi di sterminio accompagnando generazioni di studenti a prezzi calmierati a scoprire le radici della nostra costituzione e della storia sestese e italiana, si troverà in strada proprio a ridosso della partenza.
Davvero non c’era verso di avvisarci prima?
Davvero non c’è stato il tempo di prevedere, programmare, organizzare?
La nostre sede è così fondamentale per agevolare l’emissione delle carte d’identità elettroniche il cui termine di scadenza è previsto da almeno un anno il 3 agosto 2026?
Davvero a meno di un anno dalle elezioni ci si arroga il diritto di espandere gli uffici quando il personale amministrativo è la metà rispetto al 2017?
Nel 2025 anche il Sindaco Di Stefano e il Presidente del Consiglio Comunale Coccetti hanno partecipato al viaggio nei campi di concentramento, portando finalmente il gonfalone della città Medaglia d’Oro alla Resistenza che loro rappresentano e incontrando per la prima volta il Comitato di Langenstein, città con la quale abbiamo un Patto di Amicizia dal 1999.
Il vertice amministrativo ha avuto modo di toccare con mano il nostro lavoro e persino elogiarlo in sedi istituzionali e sui social ma evidentemente poi non si è fatto alcuno scrupolo nel mettere in strada chi da anni quella esperienza la rende possibile anche economicamente, vista anche la decisione di tagliare dal 2017 ogni finanziamento per gli studenti sestesi al viaggio a Mauthausen.
Sono stati i nostri soci e i cittadini della nostra città a finanziare centinaia di studenti negli anni. Questo ci rende orgogliosi: il nostro lavoro è autorevole, serio e ben fatto. Eppure, ci amareggia profondamente perché ci chiediamo come sia possibile che 3000 euro (questa era la cifra del finanziamento previsto dal 2002 al 2017) in un bilancio comunale siano stati eliminati perché “un problema di risorse pubbliche”.
Noi liberiamo dei locali che in questi anni abbiamo contribuito a tenere vivi con il nostro impegno e con il nostro affitto perché siamo cittadini e cittadine onesti, lavoratori e lavoratrici che continueranno a spendere il loro tempo libero a favore del bene pubblico come moltissime altre associazioni cittadine che in questi anni sono state osteggiate.
Noi liberiamo i locali ma “su queste strade sempre ci troverete” a vivere la città che amiamo : antifascista, inclusiva, solidale, viva perché aperta al confronto e alle differenze. Come l’associazionismo ci ha insegnato.
Una lezione che molte volte la politica ha fatto propria.
Non in questo caso.