02/06/2026
L'Uovo e la Storia dell'Amore Potente, Eterno eppure Impossibile fra Cielo e Terra
La Bottarga di Orbetello - Presidio Artigianale e Cultura Marinara - Raccolta EROS - Sezione 8
L'Aperitivo di oggi è stato preparato a partire da un altro Presidio Slow Food: La Bottarga di Orbetello. Il piatto:
- Foglia di Salvia Fritta
- Ricotta Setacciata
- Buccia di Limone grattugiata e Caramello di Limone e Pepe Rosa
- Bottarga di Orbetello
- Mimosa di Tuorlo d'Uovo
La bottarga nasce dalle sacche ovariche essiccate del cefalo femmina, che estratte con delicatezza sono messe sotto sale e pressate.
I sardi stagionano la bottarga anche per sei mesi, mentre i pescatori di Orbetello la considerano pronta dopo 15 giorni. Le uova salate si presentano come un blocco consistente ma non asciutto, di colore ambrato.
Ancora una volta ritorna Eros perché in questo piatto sono presenti sia il mare (la Bottarga) sia la terra (il Tuorlo). Quindi pesce e Carne. L'Uovo non solo è il protagonista di questo piatto ma anche il protagonista della storia che segue.
Intanto è proprio dall'Uovo che nasce Eros: tutti sapete che l'Uovo è simbolo (in tutte le culture del mondo) di vita e di rinascita. Eros è la pulsione creativa.
Per i neoplatonici rappresenta l’ Unità che precede la molteplicità. Il guscio è il limite del mondo conosciuto, manifesto, l’albume è lo spazio etereo, e il tuorlo è il fuoco centrale, la scintilla divina. In questo senso, l’uovo è il confine sacro tra il non-manifestato e il dive**re. È il silenzio gravido di parola, l’oscurità che precede l’alba della coscienza.
La rottura dell'Uovo rappresenta la nascita della vita: la Creazione. In un modo diverso, ma sempere con lo steso significato, ho già scritto in un articolo di qualche giorno fa, il 27 maggio, su ciò che nasce dalle rotture, sull'importanza del frammentarsi, che la vita, l'esperienza, è infrangersi.
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E ora la storia tratta da “Con il cielo negli occhi. Imparare a guardare lo spazio e il tempo giocando” di Franco Lorenzoni edizioni da La Meridiana (Molfetta, Bari 2009). È un pò come leggere una favola, una storiella della buonanotte, o del buongiorno.
Un tempo lontano, quando il tempo ancora non esisteva e tutto era unito e immobile e indifferente, il buio e la notte avvolgevano ogni cosa.
Solo il vento, rapido, volava ondeggiando nello spazio.
Così accadde che il vento incontrò la notte e s’innamorò, e la notte incontrò il vento e si innamorò. Notte e Vento si amarono e, da questo loro amore, nacque un uovo, un uovo grandissimo quanto il cosmo, che raccontano fosse di colore argento.
Dico raccontano, perché quando è nata questa storia nessuno sapeva scrivere né leggere. Per ricordare le cose e raccontarle si cantava, si sussurravano le parole danzando, si
accompagnava ogni storia con musiche di flauti e ritmo di tamburi. Anche i personaggi cantavano a danzavano. E fu cantando e danzando, infatti, che balzò fuori dall’uovo Eros, il più antico tra gli dei, il dio dell’amore, del desiderio e della passione.
Eros aprì l’uovo, e dall’uovo uscirono Cielo e Terra, che a quel tempo si chiamavano Urano e Gea.
Urano e Gea, usciti dall’uovo cosmico di Eros, subito si amarono, abbracciandosi così stretti da non lasciare nemmeno il più piccolo spazio tra di loro. E per un tempo lunghissimo, per tutto il tempo in cui il tempo non era ancora tempo e non scorreva, restarono così abbracciati.
Urano, il Cielo, era interamente disteso sopra la Terra. Non c’era monte, valle, collina o pianura sopra la quale Urano non posasse il suo corpo infinito. Non c’era spiraglio, non
c’era luce per Gea. Non c’era punto o momento in cui Gea non sentisse la presenza vicina di Urano, il respiro del Cielo, quel vento antico che aveva fecondato la notte.
Accadde tuttavia, per molto amore, che a Gea nacquero dei figli, molti figli. Ma i figli non potevano ve**re alla luce perché Urano, disteso sopra la Terra, non permetteva loro
di uscire e di nascere. Non permetteva loro di vivere.
Gelosissimo della sua sposa, infatti, Urano non voleva che dei figli potessero separarlo da lei. Così Gea soffriva, e anche i figli si lamentavano della prepotenza del padre.
Finalmente venne il momento in cui Gea, in gran segreto, decise di parlare ai suoi figli.
Più che parole furono sospiri, quelli che arrivarono a loro nel ventre scuro della Terra. E tra suoni cupi e lamenti giunse loro inaspettata una domanda: “Chi di voi ha il coraggio di sfidare vostro padre e cacciarlo lontano perché tutti possiate nascere e uscire alla luce e finalmente vivere?”.
Atterriti dalla proposta, i figli si accucciarono ancor più nel ventre della madre Terra.
Solo uno tra loro, il più piccolo, osò rispondere al desiderio della madre.
Era Crono e disse: “Se tu mi aiuti, mamma, io sfiderò la prepotenza di Urano, il Cielo nostro padre”.
Gea non lo fece attendere. Preparò per lui un falcetto bene affilato, del migliore ferro che si trovasse nelle profondità della Terra, e glielo porse. Silenziosamente Crono, tremando
di paura e cercando di trattenere il respiro, con il cuore che gli batteva forte nel petto, balzò fuori d’un tratto dal corpo materno e con decisione colpì con forza suo padre, aprendo
una terribile ferita tra la pancia e le gambe.
Immenso tuonò nell’aria l’urlo di Urano. Il Cielo, ferito, cominciò a sanguinare. E levando in alto un terrificante lamento, Urano volò via, in alto, lontano da Gea, la Terra amata dal cui
ventre era nato Crono, il figlio vendicatore.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Parte del corpo di Urano, tagliata da Crono, cadde nelle acque quiete e cristalline del mare che circonda la Sicilia. E dalle acque di quel mare, tra schiume bianche che riflettevano la
luce dell’alba, sorse Afrodite, Venere, la dea della bellezza e dell’amore.
Gli oceani furono scossi da tanta bellezza e da allora le acque del mare si inarcarono e danzarono la loro danza senza smettere mai.
Da allora gli oceani accolsero piante ed alghe d’ogni tonalità di verde, di viola, d’azzurro. Da allora le acque si popolarono di cavalli marini, pesci piccoli e sfuggenti, pesci grandi
come montagne, mostri, sirene, serpenti e stelle rosse di mare.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Gocce del sangue di Urano caddero sulla Terra e, appena cadute, si trasformarono in mu**hi, erbe e licheni. Gocce del sangue di Urano caddero sulle pendici delle montagne e, appena cadute, si trasformarono in fiori, alberi e arbusti.
Gocce del sangue di Urano caddero ai margini del più rosso e assolato dei deserti, vicino a grotte oscure, dando forma e vita ad ogni sorta di animali e ai Titani e ai Giganti, nostri antichi antenati.
Per questo raccontano che i nostri lontanissimi avi vengono dalle terre che sono al di là del mare, dalle pianura d’Africa, dal grande avvallamento che, come una culla, arrotonda il continente di fuoco vicino all’equatore.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Nulla rimase uguale a prima, uguale a prima…
Qualche volta, se una lunga pausa interrompe il nostro respiro, si può sentire un suono lontano ve**re dal cielo. È il lamento di Urano, la voce ferita di chi ha amato la Terra
senza limiti. E l’ha amata senza accorgersi di averla privata di ogni respiro, di ogni movimento, della possibilità stessa di dare vita alla vita.
Il canto di Urano racconta di come era dolce il tempo prima del tempo, di come era quieto e ricco di meraviglie il mondo, quando non vi era ancora vita e le trasformazioni non avevano ancora reso incerta ogni cosa e instabile ogni equilibro sulla Terra.
Il canto di Urano ha il suono delicato e sottile della musica che immagina pensieri senza parole.
Come raccontarlo, se non si possiede la lingua del silenzio?
Ora tutto è cambiato ed è impossibile tornare indietro. Crono, il dio che ha ferito e allontanato il Cielo, è il dio del Tempo. Il dio che ha reso possibile la vita.
Il Tempo, figlio del Cielo e della Terra, ha liberato Gea dall’abbraccio troppo stretto di Urano. Ha aperto uno spazio libero e imprevedibile tra Terra e Cielo, ha separato ciò che
prima era unito, ha distinto e reso visibili i nostri orizzonti.
Crono è il dio che ancora oggi regna potente e incontrastato nel nostro mondo, tra la Terra e il Cielo. Ed è come un bambino che si diverte, in riva al mare, a giocare a dadi, con lo sguardo perso nella direzione dove gli azzurri si confondono.
L'Uovo è stato spesso argomento dei lavori della Bottega e dei miei scritti.
L'Uovo della Creazione:
Raccolta EROS - Sezione 3 - La Lettera Y - La regola del Colore - Parte I : Il Rosa
La Mimosa d'Uovo:
VARIAZIONI SUL TEMA N°6 - Parte Seconda: BUDINI di... Pecorino - Preparazioni Particolari
OGGI PROPONIAMO N°20 e VARIAZIONI SUL TEMA N°6 - Parte Prima: BUDINI di... Pomodoro e di Pecorino
PANINI: dai menù "Gino Cacino di Angelo" oggi propone...
Liquore all'Uovo:
I Liquori: al Caffè, alle Fragole, allo Zabaione - Liquori
Tuorlo Marinato all'Arancia:
Capitolo 3 - La Luce - Il Sole. Il Regalo più bello...e un nuovo Panino - La Vertigine della Luce - Panini - Monografia
Buona Vita