Gino Cacino di Angelo la Pagina

Gino Cacino di Angelo la Pagina Il cibo è cultura. La cultura è nutrimento
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Chi siamo quando nessuno ci guarda?Da questa domanda nasce:LO SGUARDO - Appendice a..Appendice No1 alla SEMIOTICA dell'E...
17/06/2026

Chi siamo quando nessuno ci guarda?

Da questa domanda nasce:
LO SGUARDO - Appendice a..Appendice No1 alla SEMIOTICA dell'ESSERE

Questo articolo è una divagazione su:

ELOGIO DELL'OMBRA - Appendice No1 a SEMIOTICA dell'ESSERE e dell'INCONTRO - Video 141

https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2026/06/appendice-no1-semiotica-dellessere-e.html

Quell'Appendice è introdotta da un video-omaggio a Mario Giacomelli. Di lui hanno detto: "Ché non esiste un mondo al di là del nostro sguardo". È proprio da qui che si riparte.

In sintesi:
Non dello "sguardo" ma del "volto" avevo già scritto:

“Il volto è ciò che non può essere contenuto, che non può essere compreso.”

Ogni volta che descrivo l’altro, lo RIDUCO, ogni volta che credo di averlo capito, lo riporto al medesimo. Il volto, invece, interrompe questo movimento, non si offre come oggetto, ma come appello e la sua prima parola non è teorica, è etica: “Tu non ucciderai.” Non è una norma. Non è una scelta. È un comando che precede la libertà. Per questo, per Levinas, la responsabilità non nasce da me. Mi raggiunge. Mi espone. Mi obbliga. Senza garanzie, senza reciprocità, senza alibi.

Il volto non è dunque solo un contenuto del pensiero ma è ciò che lo mette in crisi.

Su "tatto" e "vista":
"Nella vista la realtà è colta a distanza, è un senso sintetico. Il tatto coglie l’oggetto solo una parte alla volta e procede sempre dalla parte del tutto"

Lo sguardo è un legame senza distanza (Sartre già in MENU' 22 OTTOBRE 1964: GINO CACINO DI ANGELO oggi propone...Tema Essere ed Esistere); un atto di trascendenza, ed al contempo è l’atto che smaschera questa trascendenza: lo sguardo degli altri ci rende ciò che siamo ai nostri occhi. Essere visti ci fa esistere agli occhi degli altri ma, cosa più importante, ci fa essere ai nostri occhi; ci permette di percepirci, ci fa sentire esistere. Ci limita.

Ma la domanda ora è:

Chi siamo quando nessuno ci guarda?

Essere e Apparire in filosofia. Il pensiero di Hannah Arendt.

Hannah Arendt rivoluziona, invertendo, una tradizione millenaria: l'apparenza non è una maschera che nasconde la verità, ma è la realtà stessa. Nel mondo degli uomini, ciò che appare a tutti costituisce la realtà oggettiva. "Essere e apparire coincidono" diventa così un'affermazione rivoluzionaria.

Questa intuizione ha conseguenze profonde. Significa che non esiste un "vero io" nascosto nell'interiorità inaccessibile, contrapposto a un falso io che si mostra in società. Noi esistiamo politicamente e umanamente solo nella misura in cui ci mostriamo agli altri, in uno spazio pubblico condiviso. La fenomenologia della Arendt si appoggia molto alla sua idea che siamo tutti spettatori e attori su un palcoscenico globale. Noi dipendiamo dalla presenza degli altri per avere la conferma della nostra stessa esistenza e della realtà del mondo.

Il mondo delle apparenze è l'unico mondo abitabile per l'uomo. Arendt parla di uno "Spazio dell'Apparenza". Questo spazio si crea ovunque gli uomini si radunino insieme per condividere parole e gesti. È proprio in questo spazio che ci manifestiamo: noi ci inseriamo nel mondo attraverso l'azione e il discorso, e questi sono possibili solo in uno spazio pubblico, lo Spazio dell'Apparenza appunto.

Il tema dell'Essere e Apparire trova la sua massima espressione nell'opera di Luigi Pirandello. La disgregazione dell'io, l'impossibilità di una verità oggettiva e l'uso delle maschere sociali in romanzi come Uno, nessuno e centomila (come anche il contrasto tra apparenza e realtà e l’idea della vita come palcoscenico), è perfettamente coerente con il rifiuto della Arendt di un "vero io" interiore contrapposto all'apparenza pubblica. Mentre per Pirandello l'apparenza è spesso una gabbia alienante imposta dalla società, per Arendt è la condizione stessa dell'esistenza politica.

Buona Vita.

https://www.youtube.com/watch?v=zetLqH49XbY

Questo video è un appendice a "SEMIOTICA dell'ESSERE e dell'INCONTR...

Elogio IncontroSuccedeche la luce abbandonala sua esattezzae che qualcosa non passa,non ci trafigge masolosi perde nell'...
16/06/2026

Elogio Incontro

Succede
che la luce abbandona
la sua esattezza
e che qualcosa non passa,
non ci trafigge ma
solo
si perde nell'ansimare
immoto
di uno spessore
immobile
di parole sospese.
Vedi, mi soffermo
frammenti inquieti mi assalgono
mi disorienta il cedimento
che non c'è mai.
Pensieri scivolano dal pensiero,
e i miei passi si dissolvono
in spazi che svaniscono.
Sono nelle mie mani
sono nei miei pensieri,
i pensieri sono
nelle mie mani
sono nei miei passi
e nei miei passi sono i miei occhi.
Ma non c'è avvicendamento
l'uno all'altra
non c'è sfregamento
né danze estenuate.
Non si soggiace ricolmi
o spezzati
nemmeno efferati.
Nessuna ombra lascia
traccia.
(Angelo Di Donato)

Appendice No1 a
SEMIOTICA dell'ESSERE e dell'INCONTRO: Il Verbo ACCADERE: L'Ombra - Parte 3 - Video 138
https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2026/06/semiotica-dellessere-e-dellincontro-il.html

Questo articolo è intanto un omaggio a un artista e fotografo inarrivabile, Mario Giacomelli. Proprio con un suo scatto, appartenente alla serie "Io sono nessuno", ho pubblicato tempo fa questo mio piccolo lavoro su Il Giornale Corsaro. Oggi ho voluto mo***re il video sopra con altre sue opere meravigliose. Giacomelli coglieva il senso estremo della realtà esasperandola, trasfigurandola, ma senza cambiarla in niente. Quegli scatti sono il suo sguardo, e gli occhi non vedono nient'altro che quello che "c'è". Ma cosa vediamo quando guardiamo?

Buona Vita

https://www.youtube.com/shorts/Mr2yj1saLE4

Appendice No1 alla Semiotica dell'Essere e del'Incontro con un omag...

Un Compendio dei panini proposti nei menù "Se cado è per te" e "Eros"
13/06/2026

Un Compendio dei panini proposti nei menù "Se cado è per te" e "Eros"

Questo nuovo Compendio raccoglie i panini realizzati e pubblicati n...

Alcune delle mie ultime Selezioni di Crostoni.Questa volta niente scritti, niente da leggere, solo immagini, solo da gua...
11/06/2026

Alcune delle mie ultime Selezioni di Crostoni.

Questa volta niente scritti, niente da leggere, solo immagini, solo da guardare.

Enjoy.

L'InsidiaIl giorno accerchiail punto che fisso torcersitutt'intornoindagato dal frastuono di me stessonell'insidiadi qua...
10/06/2026

L'Insidia

Il giorno accerchia
il punto che fisso torcersi
tutt'intorno
indagato dal frastuono di me stesso
nell'insidia
di quanto trascorrendo dilaga
come la fessura
che cercando il muro che l'accolga
crepita
braccato dall'urto
che ti cerca
che ogni cosa sollecita
annodato, legno convulso,
nella discontinuità
di ciò che non ha soluzione
non ricordando
ciò che si è dimenticato
ma pur sempre pulsando
fermo
nel ribadire ritmico del sangue.
Nel concavo consentimento del tempo
regredire
nell'incoerenza dei volti,
nella facilità di un abbraccio,
un gesto dimentico di sé,
immemore
annullando annullato
quando in esso nulla è distinguibile.
L'abbraccio!
Ciò che si compone appena,
si armonizza appena, si scioglie
appena
calme curve ondulate,
di una tenerezza fragile,
precaria
fluttuando nella stretta anche,
del silenzio,
vicino,
il poco che ci contiene,
un mondo destituito, senza parole:
stare in ciò
che nel vagito delle braccia
indugia.
(angelo di donato)

Pur se scritto anni fa lo pubblico come Appendice al
Tema dell'Abbraccio in:
SEMIOTICA DELLA DISTANZA - Un Luogo Parte III: ABITARE LA DISTANZA - Particolari dell'Interno: Le Scritte - Video 120

https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2026/03/semiotica-della-distanza-un-luogo-parte.html?q=abbraccio

Buona Vita.
https://www.youtube.com/watch?v=q47W2yfkdHs

L'Insidia è un'Appendice al Tema dell'Abbraccio contenuto nella Sem...

SEMIOTICA dell'ESSERE e dell'INCONTRO: Il Verbo ACCADERE: L'Ombra - Parte 3Parte Terza sulla Semiotica dell'Incontro. Gl...
07/06/2026

SEMIOTICA dell'ESSERE e dell'INCONTRO: Il Verbo ACCADERE: L'Ombra - Parte 3

Parte Terza sulla Semiotica dell'Incontro. Gli articoli precedenti:

SPOT 13 - SEMIOTICA DELL' INCONTRO: UNA DISTANZA IRRIDUCIBILE Parte 1 - Sul DESIDERIO, Paragrafo 2 : IL TATTO - Video 125

SEMIOTICA DELL' INCONTRO - Parte 2: Divagazioni sull'ESSERE - Il Verbo RIDURRE - Il VOLTO - Video 131

Ma coesistere, stare insieme, vivere con gli altri, incontrarsi, cosa significano?
Freud risponde a questa domanda in un modo che noi no faremmo e proprio per questo è tanto più interessante.

La domanda è: "È naturale vivere con gli altri?"

Quando Freud parla di civiltà ne parla nel senso di "stare insieme" e parla di ciò che perdiamo per poter restare insieme, perché vivere con gli altri non è naturale: è una rinuncia. Una parte di noi deve tacere: il desiderio si disciplina, l’aggressività si ritira, la vita si organizza in forme accettabili. L’energia pulsionale non scompare, cambia direzione. Diventa lavoro, relazione, dovere. Diventa ciò che siamo… agli occhi degli altri e nasce qualcosa di più inquietante. Non è più il mondo a limitarci. Siamo noi. Il limite entra dentro, prende voce, diventa giudizio. Il Super-Io non urla: sussurra e con lui arriva quel sentimento sottile, difficile da nominare, ma sempre presente: "il senso di colpa." Non perché abbiamo fatto qualcosa, ma perché sentiamo di poter essere altro. Più vivi. Più eccessivi. Più veri.
E invece restiamo nella forma, funzioniamo, siamo adeguati, siamo “giusti”.
Ma a volte, nel silenzio, qualcosa resiste, una tensione, una fame, una parte che non si lascia educare del tutto. E allora la domanda non è se la civiltà sia giusta, ma quanto di noi resta vivo dopo esserci adattati perché non tutto ciò che ti rende accettabile ti rende reale.

È questa la verità? Ma intanto bisogna chiedersi cosa si intende per verità.

Il verbo ACCADERE (questo verbo era già presente in: SEMIOTICA DELL' INCONTRO - Parte 2: Divagazioni sull'ESSERE - Il Verbo RIDURRE - Il VOLTO - Video 131).

Che portata che ha questo verbo! E che significato potente, quanto indefinito, ha la frase "Noi accadiamo"! "Noi accadiamo" significa che irrompiamo, come evento, capaci di modificare la struttura del "senso", e capaci di modificare il modo in cui noi "soggetto" interagiamo con il mondo.

Per Heidegger la verità non va intesa come una semplice corrispondenza tra intelletto e realtà (adaequatio rei et intellectus).
Non è più un accordo. Non è più una misura. È piuttosto un accadere.
Heidegger riprende il termine greco "aletheia": verità come disvelamento (ho già usato "aletheia" in un altro articolo: ANTOLOGIA "NON AL DENARO, NON ALL'AMORE NÉ AL CIELO" - Elogio della Falsificazione - Settimo Capoverso - Variazioni sulla Porchetta - Video 123).
Ma il disvelamento non è mai totale. Non è mai definitivo. Ogni apparire porta con sé un nascondersi, ogni luce lascia qualcosa nell’ombra. È questa la struttura originaria dell’essere. Non una presenza piena, stabile, disponibile, ma un movimento: un darsi che, nello stesso gesto, si ritrae. Per questo Heidegger parla di "Ereignis", evento: l’essere non è qualcosa che “c’è”, ma qualcosa che accade. Accade quando il mondo si apre, quando gli enti emergono, quando qualcosa si mostra, per un attimo, nella sua verità e tuttavia, proprio in questo mostrarsi, l’essere non si esaurisce. Rimane sempre un resto, un fondo non detto, una profondità che non si lascia possedere. È ciò che Heidegger chiama la "radura": non la luce piena che elimina l’ombra, ma lo spazio aperto in cui luce e ombra coesistono, rendendo possibile l’apparire delle cose.
Allora forse il problema non è che non capiamo abbastanza, forse è che pretendiamo che tutto sia chiaro. Ma l’essere non è trasparenza, è profondità e la profondità, per esistere, ha sempre bisogno di ombra.

Diverso il pensiero di Emanuele Severino: per lui "Accadere" è cessare di apparire, quindi è ve**re alla luce uscendo dall'ombra.

Dell'Ombra avevo già scritto in:
Capitolo 1 - Il lato Oscuro: Declinazione della Luce - La Vertigine della Luce - Monografia - Panini.

Nei prossimi giorni seguiranno 2 Appendici che avranno come titolo 'Elogio dell'Ombra".

I riferimenti contenuti in questo post possono essere aperti dall'articolo pubblicato sul sito:

https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2026/06/semiotica-dellessere-e-dellincontro-il.html

Buona Vita.

https://www.youtube.com/watch?v=w8YKvtIzopk

Parte Terza sulla Semiotica dell'Incontro ma in questo caso incentr...

Semiotica del Luogo - Parte V: Memoria e Poesia dello Spazio - Particolari dell'Interno: Gli Orci.Gli Orci sono quei vas...
04/06/2026

Semiotica del Luogo - Parte V: Memoria e Poesia dello Spazio - Particolari dell'Interno: Gli Orci.

Gli Orci sono quei vasi di terracotta in cui una volta i contadini e i pastori conservavano i loro pecorini e nei quali qui in Bottega affiniamo i formaggi. Vi assicuro che dopo un passaggio in quei vasi il pecorino non è più lo stesso. Ma sugli affinamenti, come anche sulle stagionature, abbiamo presentato decine di articoli e video che mostrano tutte la fasi di queste lavorazioni.

SEMIOTICA DEL LUOGO: Memoria e Poesia dello Spazio

Il titolo di questa Quinta Parte delle Semiotica del Luogo è un omaggio a Gaston Bachelard, filosofo francese. Bachelard sosteneva che l’essere umano non è una macchina razionale, ma una creatura fatta di ricordi, immagini, sogni e luoghi interiori. O almeno lui lo guardava da questa angolazione.

Bachelard è il filosofo delle case, delle stanze, dei cassetti, delle soffitte, della pioggia sui vetri, delle memorie che restano attaccate agli spazi. Nel suo libro più famoso, "La poetica dello spazio", mostra una cosa profondissima, i luoghi che abitiamo non sono semplici contenitori della nostra vita. Diventano parte della nostra identità. E ci ricorda che l’essere umano ha bisogno di radici simboliche, di immagini intime, di spazi capaci di custodire la memoria. Fondamentalmente le immagini proposte non hanno lo scopo di fornire un'immagine già conosciuta, con certezza, a chi guarda, o un dato reale. Lo scopo delle immagini è di scavare e di provocare echi e richiami, non obbligatoriamente identificabili col ricordo.

Qui non siamo né completamente nel mondo della realtà (a cui gli oggetti fanno parte), né completamente nel mondo dell'immaginario (in cui si potrebbero situare i sentimenti, i ricordi e le altre entità immateriali). Il punto è che questi due mondi comunicano fra loro. Creano suggestioni, rievocano, portano alla luce ricordi che non sono necessariamente nostri ma che in qualche modo ci appartengono. Raccontano di mondi, passati, di storie sedimentate, di un modo di concepire il tempo, il lavoro.
Sono racconti non scritti e nemmeno descritti dalle immagini. Ma sono racconti che affidano alle immagini il potere di raccontarli rievocandoli scavando in un qualche angolo nascosto, remoto, della nostra mente.

Quegl'oggetti a un certo punto cominciano a sfumare: cominciano a SIGNIFICARE, a RAPPRESENTARE, a "rendere presente", a trasmettere. Si fanno passaggi e passaggi, Consegne. E "tradimenti" (sul "TRADIRE") non molto tempo fa ho scritto un articolo pubblicato qui sul sito: Raccolta EROS: Appendice sul "Tradimento" - Semiotica e Significazione: Sincronia e Diacronia - Sezione 5 - Parte II - Video 115

https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2026/03/raccolta-eros-appendice-sul-tradimento.html?q=elogio+del+tradimento

Allo stesso modo l'immaginario che li circonda prende corpo, si materializza: realtà e immaginazione si confondono e qualcosa, così, misteriosamente, prende vita.

Ho già ricordato molte volte di un cartello per me importantissimo presente qui in Bottega:

"La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda"
Octavio Paz

La Musica: "Organic Abstract Electronic"

Buona Vita.
https://www.youtube.com/watch?v=9zEd-SlHpr8

Gli Orci sono vasi di Terracotta nei quali i contadini e i pastori ...

L'Uovo e la Storia dell'Amore Potente, Eterno eppure Impossibile fra Cielo e Terra La Bottarga di Orbetello - Presidio A...
02/06/2026

L'Uovo e la Storia dell'Amore Potente, Eterno eppure Impossibile fra Cielo e Terra

La Bottarga di Orbetello - Presidio Artigianale e Cultura Marinara - Raccolta EROS - Sezione 8

L'Aperitivo di oggi è stato preparato a partire da un altro Presidio Slow Food: La Bottarga di Orbetello. Il piatto:
- Foglia di Salvia Fritta
- Ricotta Setacciata
- Buccia di Limone grattugiata e Caramello di Limone e Pepe Rosa
- Bottarga di Orbetello
- Mimosa di Tuorlo d'Uovo

La bottarga nasce dalle sacche ovariche essiccate del cefalo femmina, che estratte con delicatezza sono messe sotto sale e pressate.
I sardi stagionano la bottarga anche per sei mesi, mentre i pescatori di Orbetello la considerano pronta dopo 15 giorni. Le uova salate si presentano come un blocco consistente ma non asciutto, di colore ambrato.
Ancora una volta ritorna Eros perché in questo piatto sono presenti sia il mare (la Bottarga) sia la terra (il Tuorlo). Quindi pesce e Carne. L'Uovo non solo è il protagonista di questo piatto ma anche il protagonista della storia che segue.

Intanto è proprio dall'Uovo che nasce Eros: tutti sapete che l'Uovo è simbolo (in tutte le culture del mondo) di vita e di rinascita. Eros è la pulsione creativa.
Per i neoplatonici rappresenta l’ Unità che precede la molteplicità. Il guscio è il limite del mondo conosciuto, manifesto, l’albume è lo spazio etereo, e il tuorlo è il fuoco centrale, la scintilla divina. In questo senso, l’uovo è il confine sacro tra il non-manifestato e il dive**re. È il silenzio gravido di parola, l’oscurità che precede l’alba della coscienza.
La rottura dell'Uovo rappresenta la nascita della vita: la Creazione. In un modo diverso, ma sempere con lo steso significato, ho già scritto in un articolo di qualche giorno fa, il 27 maggio, su ciò che nasce dalle rotture, sull'importanza del frammentarsi, che la vita, l'esperienza, è infrangersi.

MANGIATEMI IL CUORE - Appendice...all'Appendice sulla Semiotica dell'Incontro - La Bellezza che non ti aspetti

E ora la storia tratta da “Con il cielo negli occhi. Imparare a guardare lo spazio e il tempo giocando” di Franco Lorenzoni edizioni da La Meridiana (Molfetta, Bari 2009). È un pò come leggere una favola, una storiella della buonanotte, o del buongiorno.

Un tempo lontano, quando il tempo ancora non esisteva e tutto era unito e immobile e indifferente, il buio e la notte avvolgevano ogni cosa.
Solo il vento, rapido, volava ondeggiando nello spazio.
Così accadde che il vento incontrò la notte e s’innamorò, e la notte incontrò il vento e si innamorò. Notte e Vento si amarono e, da questo loro amore, nacque un uovo, un uovo grandissimo quanto il cosmo, che raccontano fosse di colore argento.
Dico raccontano, perché quando è nata questa storia nessuno sapeva scrivere né leggere. Per ricordare le cose e raccontarle si cantava, si sussurravano le parole danzando, si
accompagnava ogni storia con musiche di flauti e ritmo di tamburi. Anche i personaggi cantavano a danzavano. E fu cantando e danzando, infatti, che balzò fuori dall’uovo Eros, il più antico tra gli dei, il dio dell’amore, del desiderio e della passione.
Eros aprì l’uovo, e dall’uovo uscirono Cielo e Terra, che a quel tempo si chiamavano Urano e Gea.
Urano e Gea, usciti dall’uovo cosmico di Eros, subito si amarono, abbracciandosi così stretti da non lasciare nemmeno il più piccolo spazio tra di loro. E per un tempo lunghissimo, per tutto il tempo in cui il tempo non era ancora tempo e non scorreva, restarono così abbracciati.
Urano, il Cielo, era interamente disteso sopra la Terra. Non c’era monte, valle, collina o pianura sopra la quale Urano non posasse il suo corpo infinito. Non c’era spiraglio, non
c’era luce per Gea. Non c’era punto o momento in cui Gea non sentisse la presenza vicina di Urano, il respiro del Cielo, quel vento antico che aveva fecondato la notte.
Accadde tuttavia, per molto amore, che a Gea nacquero dei figli, molti figli. Ma i figli non potevano ve**re alla luce perché Urano, disteso sopra la Terra, non permetteva loro
di uscire e di nascere. Non permetteva loro di vivere.
Gelosissimo della sua sposa, infatti, Urano non voleva che dei figli potessero separarlo da lei. Così Gea soffriva, e anche i figli si lamentavano della prepotenza del padre.
Finalmente venne il momento in cui Gea, in gran segreto, decise di parlare ai suoi figli.
Più che parole furono sospiri, quelli che arrivarono a loro nel ventre scuro della Terra. E tra suoni cupi e lamenti giunse loro inaspettata una domanda: “Chi di voi ha il coraggio di sfidare vostro padre e cacciarlo lontano perché tutti possiate nascere e uscire alla luce e finalmente vivere?”.
Atterriti dalla proposta, i figli si accucciarono ancor più nel ventre della madre Terra.
Solo uno tra loro, il più piccolo, osò rispondere al desiderio della madre.
Era Crono e disse: “Se tu mi aiuti, mamma, io sfiderò la prepotenza di Urano, il Cielo nostro padre”.
Gea non lo fece attendere. Preparò per lui un falcetto bene affilato, del migliore ferro che si trovasse nelle profondità della Terra, e glielo porse. Silenziosamente Crono, tremando
di paura e cercando di trattenere il respiro, con il cuore che gli batteva forte nel petto, balzò fuori d’un tratto dal corpo materno e con decisione colpì con forza suo padre, aprendo
una terribile ferita tra la pancia e le gambe.
Immenso tuonò nell’aria l’urlo di Urano. Il Cielo, ferito, cominciò a sanguinare. E levando in alto un terrificante lamento, Urano volò via, in alto, lontano da Gea, la Terra amata dal cui
ventre era nato Crono, il figlio vendicatore.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Parte del corpo di Urano, tagliata da Crono, cadde nelle acque quiete e cristalline del mare che circonda la Sicilia. E dalle acque di quel mare, tra schiume bianche che riflettevano la
luce dell’alba, sorse Afrodite, Venere, la dea della bellezza e dell’amore.
Gli oceani furono scossi da tanta bellezza e da allora le acque del mare si inarcarono e danzarono la loro danza senza smettere mai.
Da allora gli oceani accolsero piante ed alghe d’ogni tonalità di verde, di viola, d’azzurro. Da allora le acque si popolarono di cavalli marini, pesci piccoli e sfuggenti, pesci grandi
come montagne, mostri, sirene, serpenti e stelle rosse di mare.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Gocce del sangue di Urano caddero sulla Terra e, appena cadute, si trasformarono in mu**hi, erbe e licheni. Gocce del sangue di Urano caddero sulle pendici delle montagne e, appena cadute, si trasformarono in fiori, alberi e arbusti.
Gocce del sangue di Urano caddero ai margini del più rosso e assolato dei deserti, vicino a grotte oscure, dando forma e vita ad ogni sorta di animali e ai Titani e ai Giganti, nostri antichi antenati.
Per questo raccontano che i nostri lontanissimi avi vengono dalle terre che sono al di là del mare, dalle pianura d’Africa, dal grande avvallamento che, come una culla, arrotonda il continente di fuoco vicino all’equatore.
Da allora nulla rimase uguale a prima.
Nulla rimase uguale a prima, uguale a prima…
Qualche volta, se una lunga pausa interrompe il nostro respiro, si può sentire un suono lontano ve**re dal cielo. È il lamento di Urano, la voce ferita di chi ha amato la Terra
senza limiti. E l’ha amata senza accorgersi di averla privata di ogni respiro, di ogni movimento, della possibilità stessa di dare vita alla vita.
Il canto di Urano racconta di come era dolce il tempo prima del tempo, di come era quieto e ricco di meraviglie il mondo, quando non vi era ancora vita e le trasformazioni non avevano ancora reso incerta ogni cosa e instabile ogni equilibro sulla Terra.
Il canto di Urano ha il suono delicato e sottile della musica che immagina pensieri senza parole.
Come raccontarlo, se non si possiede la lingua del silenzio?
Ora tutto è cambiato ed è impossibile tornare indietro. Crono, il dio che ha ferito e allontanato il Cielo, è il dio del Tempo. Il dio che ha reso possibile la vita.
Il Tempo, figlio del Cielo e della Terra, ha liberato Gea dall’abbraccio troppo stretto di Urano. Ha aperto uno spazio libero e imprevedibile tra Terra e Cielo, ha separato ciò che
prima era unito, ha distinto e reso visibili i nostri orizzonti.
Crono è il dio che ancora oggi regna potente e incontrastato nel nostro mondo, tra la Terra e il Cielo. Ed è come un bambino che si diverte, in riva al mare, a giocare a dadi, con lo sguardo perso nella direzione dove gli azzurri si confondono.

L'Uovo è stato spesso argomento dei lavori della Bottega e dei miei scritti.

L'Uovo della Creazione:
Raccolta EROS - Sezione 3 - La Lettera Y - La regola del Colore - Parte I : Il Rosa
La Mimosa d'Uovo:
VARIAZIONI SUL TEMA N°6 - Parte Seconda: BUDINI di... Pecorino - Preparazioni Particolari
OGGI PROPONIAMO N°20 e VARIAZIONI SUL TEMA N°6 - Parte Prima: BUDINI di... Pomodoro e di Pecorino
PANINI: dai menù "Gino Cacino di Angelo" oggi propone...
Liquore all'Uovo:
I Liquori: al Caffè, alle Fragole, allo Zabaione - Liquori
Tuorlo Marinato all'Arancia:
Capitolo 3 - La Luce - Il Sole. Il Regalo più bello...e un nuovo Panino - La Vertigine della Luce - Panini - Monografia

Buona Vita

MANGIATEMI IL CUORE.La Bellezza che non ti aspetti: Un messaggio in BachecaAppendice ... all'Appendice sulla Semiotica d...
28/05/2026

MANGIATEMI IL CUORE.

La Bellezza che non ti aspetti: Un messaggio in Bacheca

Appendice ... all'Appendice sulla Semiotica dell'Incontro

Appena qualche giorno fa ho scoperto che in Bacheca qualcuno o qualcuna, tale G., ha lasciato il messaggio che vedete nell'immagine sopra. Quando l'ho mi è mancato il fiato, ho sentito le gambe tremare e cedere. Mi son sentito venir meno e ancor di più volevo venir meno per essere solo in quelle parole. Questo messaggio esprime in modo diverso, dicendo cose diverse, la stessa idea dell'Appendice (il riferimento sopra) scritta esattamente il giorno prima: "frammentarsi".

Per darsi agli altri bisogna infrangersi, frammentarsi. Non possiamo dare tutto di noi e non possiamo darci per interi, ma solo a pezzi, in piccole parti. In Frammenti. Tuttavia, per quanto piccolo, quel frammento ci deve contenere. Ci deve "comprendere" (questo verbo tornerà...).

Ma darsi significa "accadere" (anche questo verbo ritornerà e sarà il centro di un prossimo articolo). Attenzione: Darsi significa "verificarsi", e "esistere".

E poi mi sono ricordato che dell'"Incontro" avevo già scritto in un articolo pubblicato qui sul sito il 2 novembre 2014. In realtà avrei dovuto iniziare proprio da quell'articolo proponendolo come Premessa di tutti gli articoli sulla SEMIOTICA DELL'INCONTRO scritti in quest'ultimo periodo Ma come forse saprete la cronologia del tempo a volte non considera gli imprevisti, e a volte nemmeno i "previsti"...
Quell'articolo iniziava con una canzone di Guccini e finiva con un panino:
Tema - Osmosi. Spinta, impulso, scambio...INCONTRO. Un panino di Gino Cacino di Angelo.

https://ginocacinodiangelo.blogspot.com/2014/11/osmosi-spinta-impulso-scambioincontro.html?q=osmosi

Solo un estratto:
Ora vi starete chiedendo qual'è il nesso fra tutto ciò? Ecco, cominciamo dalla biologia (si, proprio dalla biologia. Non è questa disciplina che studia la vita?). Il menù di questa settimana è caratterizzato principalmente dalla presenza di composte, compresa la mostarda del panino di oggi. Ma queste sono fatte a partire da un processo che simula il fenomeno dell'osmosi, cioè quel processo di diffusione di due liquidi provocato da una differenza di concentrazione tra due soluzioni di uguali componenti o tra una soluzione e il suo solvente, che è quanto avviene a livello cellulare, fino a raggiungere un punto di equilibrio. Ricordate che la parola osmosi viene dal greco e significa "spinta", "impulso".
Ma nel linguaggio comune, e in senso figurato, osmosi indica l'influenza reciproca che persone, gruppi, elementi diversi esercitano l’uno sull’altro, soprattutto in quanto intervenga una reciproca compenetrazione di idee, atteggiamenti, esperienze e simili. Quindi l'osmosi è influenza, compenetrazione, integrazione, interscambio, scambio, fusione. Ovunque ci sia una barriera c'è osmosi - perché nessuna barriera è totalmente invalicabile. Fra città e campagna, fra diverse nazioni e civiltà, fra l'interno e l'esterno della cellula, fra l'interno e l'esterno di noi stessi. Le spinte che filtrano in entrata e in uscita sono l'onda e la risacca incrociate di due contrapposte realtà-mare che si arricchiscono senza minacciare la singola identità ma portando avanti una lenta fusione in reciprocità, tesa fra le crepe del diaframma che le separa e contiene.
Parlare di osmosi significa parlare di compenetrazione di orizzonti diversi che si fondono, proprio come nella biologia cellulare, senza però mai minare l'identità personale. La realtà soggetta a processi osmotici è sempre una realtà arricchita, che vive dell'intreccio di forze diverse e che, nel suo essere un "unicum", economizza la propria stabilità entro un consistente grado di complessità. (l'estratto e tutto mio).

Buona Vita e grazie di cuore G. (non saprai mai che regalo mi hai fatto e forse è meglio così).

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Siena
53100

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