23/01/2026
CARCIOFI A TERRA, PROFITTI IN CASSA, LA GDO MANGIA, GLI AGRICOLTORI DIGIUNANO
Distese ricolme di carciofi lasciati a marcire nei campi della e di altre parti d'Italia. Non per calamità naturali, non per mancanza di lavoro, ma per una scelta obbligata: raccoglierli non conviene più.
A dicembre 2024 al produttore venivano riconosciuti 80 centesimi a capolino. Oggi? Dieci. Una cifra che non copre nemmeno i costi di raccolta.
Il risultato è surreale e indecente: campi pieni, magazzini vuoti e scaffali della grande distribuzione ben forniti… ma di prodotti importati.
È il solito copione: ai produttori si chiede di rispettare standard elevatissimi, costi crescenti, burocrazia soffocante. Alla grande distribuzione si lascia il coltello dalla parte del ma**co, libera di schiacciare i prezzi all’origine e gonfiarli lungo la . Il valore si perde nei campi, mentre altrove si moltiplica.
Così l’agricoltura italiana viene umiliata due volte: prima economicamente, poi culturalmente. Perché lasciare il prodotto a terra non è spreco, è un atto di sopravvivenza. Lo spreco vero è un sistema che preferisce importare piuttosto che garantire un prezzo giusto a chi produce qualità, lavoro e territorio.
Intanto si parla di accordi commerciali, di globali, di competitività. Ma la domanda è semplice: competitivi per chi? Di certo non per chi lavora la terra.
E nemmeno per i consumatori, che pagano di più prodotti peggiori, mentre l’agricoltura locale viene lentamente spenta.
I a terra non sono un incidente: sono un messaggio. E raccontano, senza filtri, il fallimento di una filiera dominata dalla grande distribuzione, dove chi produce vale sempre meno e chi intermedia guadagna sempre di più.
Immagine ottenuta con AI